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lunedì, 3 Ottobre 2022

Super Mario mette in riga partiti e sindacati e spacca le coalizioni

Mario Draghi dimostra di avere polso, e dopo giorni di trattative e di tensioni ha messo in riga tutti i partiti e i sindacati. Il premier dopo un botta e risposta proprio con i sindacati, non si piega ed avverte “non mi aspetto certo uno sciopero generale”. E oggi arriva ia precisazione di Landini, “e’ impossibile scioperare”. Sulla manovra la Cgil e’ nel guado, difficile andare avanti sullo sciopero senza rompere l’unita’ sindacale. Su pensioni e reddito di cittadinanza sia la Lega che il M5S, pur non essendo soddisfatti, devono abbassare la testa. La manovra che promette una crescita del 6% non può essere facilmente boicottata senza subirne conseguenze elettorali. Ci vorrà comunque del tempo per districarsi tra i numeri della nuova finanziaria e capire gli effetti reali una volta che sarà “messa a terra”. Trenta miliardi sono tanti soldi, ed i dodici dedicati a diminuire le tasse pure. Non si tratta di guizzi rivoluzionari, ma di misure che sanno di gradualità per avviare la ripresa e poi magari intervenire più drasticamente. Quello che sta succedendo e’ un indebolimento delle coalizioni sia di centrodestra che di centrosinistra, con il campo di ogni schieramento che anziché allargarsi si restringe. E’ una conseguenza, anche se indiretta, del decisionista di Draghi, che da buon gesuita come Bergoglio tutti ascolta, salvo poi decidere lui, una volta ritenuto di avere raggiunto un accettabile punto di mediazione, Mediazione che invece resta difficile per le singole coalizioni divise tra litigi, questioni a volte anche personali, e diversi progetti politici a medio e lungo termine. Intanto si fa sempre più affollato il centro, dove pure regna non poca confusione. Lo popolazione di forzisti di lotta e di governo. Calenda e Renzi, ma anche Casini e Mastella, in una sorta di duello per vedere chi il più fico del bigoncio. Quello che gode di maggior appeal con Draghi, che viene visto da quest’area, anche se non omogenea, come punto di riferimento, soprattutto in vista delle politiche. Ovviamente prima per la elezione del nuovo capo dello Stato. A sinistra lo strappo sul ddl Zan agita il Pd. Ed anche se si tratta di una legge di iniziativa parlamentare e che quindi non c’entra nulla col governo, lo scontro si riflette inevitabilmente sugli equilibri che lo riguardano soprattutto in prospettiva. Base riformista insiste: “Avanti con il campo largo”. Ma dopo quella che sembrava una mezza apertura di Letta, arriva la frenata dal Nazareno “Sì al nuovo Ulivo anche senza Renzi”. Cosa che poi sarebbe una sorta di autogol, un regalo al centrodestra. Per Renzi a fare naufragare il ddl Zan e e’ stata solo l’arroganza e la incapacità del Pd e denuncia una sorta di aggressione vergognosa nei suoi confronti. Letta e Renzi non si sono mai amati, anzi si detestano e non sarà facile colmare l’abisso. Sul fronte opposto solo una tregua nel cacio e pepe nel centrodestra. Berlusconi con i suoi ministri “ribelli”, si è incontrato con Salvini. “Siamo uniti, io mai succube”, le parole del Cav. Con Salvini avanti sul maggioritario con il Colle nel mirino. Di manovra si è parlato poco perché li’ i punti di vista son molto differenti. Fino a quando la tregua reggerà? Molti osservatori sono convinti che solo dopo le elezioni per il Quirinale ci potrebbe essere un rompete le righe, con un libera tutti sia destra che a sinistra. Ma poi se la legge elettorale non cambierà le due coalizione sono destinate a ricompattassi in vista delle politiche. Il difficile arriva quando si tratta di governare.

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