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venerdì, 1 Luglio 2022

Caro-bollette: maggioranza divisa, IV con il centrodestra, salta il “contributo di solidarietà'”

Caro-bollette: maggioranza spaccata sull’ipotesi di un ‘contributo di solidarietà’ a carico dei redditi sopra i 75.000 euro e Consiglio dei ministri sospeso con conseguente accantonamento della proposta avanzata da Mario Draghi.

Il premier l’aveva pensata per reperire ulteriori risorse contro il caro-bollette ma in cabina di regia il centrodestra si è schierato contro insieme a Italia Viva, i grillini si sono mostrati almeno perplessi, favorevoli si sono detti solo Pd e Leu per i quali “era una proposta giusta”. Quindi ipotesi bocciata, con conseguenti polemiche interne alla maggioranza: Pd e Leu hanno attaccato il partito di Renzi per essersi schierato con il centrodestra, FI e Lega hanno replicato parlando di un ‘contributo’ che in realtà somigliava tanto ad una patrimoniale.

Tutto da rifare per sterilizzare almeno in parte gli aumenti dei costi delle utenze energetiche pescando tra i redditi più alti. Lo stanziamento in manovra contro il caro-bollette salirà di circa 800 milioni di euro. Secondo l’Ansa le risorse arriveranno per circa 500 milioni dal ‘tesoretto’ della riforma di Irpef e Irap per il 2022 e per circa 300 milioni da altri fondi reperiti in bilancio e non utilizzati appieno. In tutto quindi per il primo trimestre del prossimo anno ci sarà un intervento da 2,8 miliardi.

Secondo il Pd il contributo non avrebbe rappresentato un ‘prelievo’ sui redditi sopra i 75.000 euro perchè in realtà si sarebbe trattato solo della ‘sterilizzazione’ per due anni, il 2022 e il 2023, degli effetti della riduzione della pressione fiscale su quella fascia di reddito. Se la misura fosse stata confermata avrebbe abbracciato una platea non secondaria di contribuenti. Stando ai dati sulle dichiarazioni dei redditi, sopra i 75 mila euro ci sono un milione di contribuenti, pari al 2,43%.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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