(foto Egiglia da commons.wikimedia.org)

Più che stupito, come viene fatto filtrare dal Colle, Mattarella è davvero irritato con chi continua a tirarlo per la giacca nel tentativo di convincerlo al bis.

E per la quarta volta nel giro di un anno è costretto a ribadirlo di fronte alle interpretazioni con cui la politica e i giornali hanno commentato la proposta di tre senatori Pd che hanno presentato un ddl costituzionale che vieta la rielezione del capo dello stato e abolisce il semestre bianco, cioè quel periodo a fine settennato in cui l’inquilino del Colle non può più sciogliere le Camere.

L’aveva fatto capire nell’ultimo messaggio di fine anno (2020) che con un suo bis modello Napolitano non avrebbe tolto le castagne dal fuoco ai partiti e al Parlamento; lo aveva ripetuto due volte nel corso di quest’anno facendo esplicito riferimento ai predecessori che la pensavano come lui la pensa oggi, cioè Segni e Leone. E probabilmente era intenzionato a ribadirlo una quarta volta, nel messaggio a reti unificate di fine anno 2021. Ma Mattarella ha dovuto anticipare perchè l’interpretazione di molti – e forse dello stesso Pd – sulla mossa dei tre senatori dem, se non smentita – e cioè che un suo eventuale bis al Colle per un paio d’anni, il tempo dell’approvazione della modifica della Carta, sarebbe stato l’ultimo – avrebbe confermato che forse qualche spazio per un bis alla Napolitano l’attuale presidente, il cui mandato scade il prossimo 3 febbraio, l’avrebbe anche potuto accettare, ovviamente se sollecitato da una larghissima parte dei Grandi elettori.

Insomma, gli umori fatti trapelare dal Colle testimoniano come nessun leader politico sia autorizzato ad immaginare un ammorbidimento di Mattarella sulla questione. E che il ‘risiko’ del Quirinale se lo devono risolvere i partiti e il Parlamento senza sperare in un provvidenziale remake, che deve restare unico e irripetibile.

Partiti e Parlamento che però un piano bis sul nodo-Quirinale non ce l’hanno in caso di evaporazione dell’ipotesi di una rielezione di Mattarella, un bis fino a ieri ancora vagheggiato da qualcuno – se non da tutti – per evitare lo spostamento di Draghi da palazzo Chigi e le conseguenti quasi certe elezioni anticipate.

I big della politica danno l’idea di navigare a vista, trincerandosi dietro il mantra “prima la manovra poi ne parliamo” ma in realtà la questione domina le riunioni e i contatti, nonchè i retroscena. A meno di due mesi dal voto dei 1.007 Grandi elettori il Quirinale è l’argomento principale di tutti i conciliaboli, le telefonate, i ballon d’essai, le candidature vere o finte, le suggestioni della stampa (che comincia a schierarsi come le curve negli stadi), le ambizioni, le mosse tattiche. Oggi è uscito un pò più allo scoperto il leader della Lega Salvini: secondo l’identi-kit da lui tracciato sul successore di Mattarella, prendendo atto del no dell’attuale inquilino del Quirinale a restare al suo posto ancora un paio d’anni, il nuovo capo dello Stato dovrà essere super partes, equidistante dai due principali schieramenti e soprattutto – ha detto Salvini – “non dovrà avere la tessera del Pd”…