Beirut vita notturna
(foto profilo FB The Ballroom Blitz)

Pandemia, tracollo economico, bagliori di guerra civile: Beirut è di nuovo in ginocchio. La “Parigi del Medio Oriente” è soltanto un ricordo. Gli anni d’oro a cavallo dei ’60 e ’70, ma anche quelli della ripresa dopo le distruzioni all’inizio degli anni 2000. La cesura è stata l‘esplosione al porto dell’agosto 2020. La capitale del Libano aveva appena ripreso la reputazione di centro della vita notturna del Medio Oriente. Quello scoppio ha di nuovo azzerato tutto.

Delirio

I viveur, le belle donne, i festaioli mediorientali ed europei, non hanno più il punto di riferimento della cultura edonistica della vita notturna, del delirio dal venerdì al lunedì. L’esplosione ha ucciso oltre 200 persone, la pandemia galoppa e la lira libanese ha perso oltre il 90% del suo valore negli ultimi due anni. Tre quarti della popolazione di un paese di circa 6,7 milioni di abitanti sono sprofondati nella povertà. Rea, dj e produttore musicale libanese, racconta all’emittente DW: “Due o tre noti artisti internazionali suonavano ogni fine settimana”. Ora a causa del calo della valuta locale i costi sono diventati proibitivi. C’è chi resiste. Chi tiene aperto.

Elettronica

Raed al-Halabi, il manager di uno dei locali notturni ancora aperti a Beirut, il Ballroom Blitz, dice: “Abbiamo un vuoto, perché non possiamo importare talenti. Quindi, è molto importante lavorare sui talenti che abbiamo qui, ora”. Il Ballroom Blitz è forse l’ultimo sopravvissuto dei club incentrati sulla musica elettronica. Altre istituzioni musicali per Beirut, come The Garden e Grand Factory, sono state spazzate via dall’esplosione del porto e non hanno più riaperto. Quando tutto andava a gonfie vele, i night erano la culla del melting pot, senza differenze di nazionalità e di religione. Ora i lavoratori delle ONG, pagati in dollari, sono tra i pochi che possono permettersi di frequentare i locali rimasti aperti.

Feste

Per i libanesi c’è un revival delle feste in casa. Alcuni dj hanno ripiegato sulle feste di nozze, altri artisti stanno lasciando il Libano. “Molti dj si sono trasferiti a Dubai, in Egitto e in altri paesi arabi”, spiega Rea. Il suo studio di produzione è stato travolto dall’esplosione del porto. Le spesse tende di velluto installate per l’insonorizzazione hanno salvato i locali dai vetri in frantumi, ma l’attrezzatura è andata distrutta. Poi, durante il tentativo di organizzare un evento, i preparativi sono stati interrotti da manifestazioni violente con pneumatici bruciati e blocchi stradali. Il 14 ottobre una serie di sparatorie hanno provocato 14 morti, facendo balenare nuovamente il terrore della guerre civile. Eppure, dice Rea, abbiamo deciso di continuare.

Uniti

Per quel “senso di libertà” che ci fa dire che “esistiamo ancora. Tutti hanno perso molto e questo ci ha motivato a stare insieme, a unirci”. Così, per aiutare le persone colpite dalla crisi finanziaria e dalla pandemia, Ballroom Blitz ha ospitato un progetto di beneficenza, per fornire cibo alle fasce più povere della popolazione. “Non ci siamo arresi”, sostiene il manager Raed: “Adoro questo posto, che ha sempre unito le persone e portato molto al Paese”. Oggi, incalza, lo scopo “non è fare soldi, perché non ce ne sono. Ma fare comunità, solidarietà in un paese che ha sperimentato tante divisioni”.