Assange
(foto profilo Twitter Stella Moris #FreeAssangeNOW)

Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, può essere estradato negli Stati Uniti. Lo ha stabilito l’Alta Corte del Regno Unito, rovesciando la precedente sentenza di un tribunale britannico. Washington accusa il 50enne giornalista e attivista australiano di spionaggio. È responsabile di pubblicato tra il 2010 e il 2011 migliaia di documenti top secret sulle guerre in Afghanistan e Iraq, ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning. I pubblici ministeri statunitensi affermano che le fughe di materiale classificato hanno messo in pericolo vite umane.

175 anni

Assange rischia una condanna a 175 anni di carcere. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti ha affermato che la pena potrebbe essere compresa tra i quattro e i sei anni. Le autorità americane hanno assicurato Londra che Assange, se estradato, non verrà posto in isolamento prima o dopo il processo ed escluso la detenzione nel supercarcere ADX Florence Supermax in Colorado. “Siamo soddisfatti da queste assicurazioni”, ha detto il giudice dell’Alta Corte, Lord Burnett. “Questo è sufficiente a determinare che l’appello è in favore degli Stati Uniti”. La moglie di Assange, Stella Moris, ha annunciato ricorso e denunciato un “grave errore giudiziario”.

Ambasciata

Il fondatore di WikiLeaks è nel carcere di in Inghilterra Belmarsh dall’aprile 2019. Quando venne condannato per essersi sottratto all’estradizione in Svezia, per un’accusa di violenza sessuale dalla quale è stato poi scagionato. Assange aveva trovato rifugio nella sede dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Dove è rimasto segregato dal 2012 per sette anni. Durante quel periodo ha avuto due figli con Stella Moris, che era un componente del suo team legale. Catturato dopo la fine della protezione di Quito, è stato condannato a 50 settimane di carcere, ma le autorità britanniche hanno deciso di trattenerlo fino a oggi, preoccupate che potesse fuggire prima della definizione della vertenza con gli Stati Uniti.

Libertà di stampa

Con Assange si sono schierate le organizzazioni per i diritti umani e quelle che difendono la libertà di informazione. Rebecca Vincent, di Reporters sans frontières, ha detto che una condanna per Assange negli USA avrebbe “implicazioni di lunga durata per il giornalismo e la libertà di stampa negli Stati Uniti, nel Regno Unito e a livello internazionale”. In Italia il sindacato dei giornalisti Fnsi sostiene che la decisione del tribunale inglese “rappresenta un principio pericoloso e lesivo della libertà di informazione. Ormai, sono i controllati che indagano sui controllori e preparano dossier contro chi osa svelare i loro intrighi».

A vita

Assange “rischia la galera a vita, mentre chi ha falsificato i dossier per provocare guerre, torture, fame, gira liberamente per il mondo lautamente retribuito. Insieme con le organizzazioni internazionali dei giornalisti – prosegue la Fnsi – ci rivolgeremo alla Suprema corte inglese, affinché blocchi questa decisione e sbarri le porte ad un precedente pericoloso e lesivo del diritto ad informare e ad essere informati”.