Corea del Nord, i dieci anni da leader di Kim Jong Un. Tra culto della personalità e l’atomica

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Corea Kim
(foto Mark Fahey commons.wikimedia.org)

Sono passati dieci anni dalla morte di Kim Jong Il. Al suo funerale, attraverso le strade innevate di Pyongyang, il figlio Kim Jong Un seguiva il feretro. Paffutello, taglio di capelli ormai cult, il 27enne venne subito presentato dai media di regime come “il grande Successore“. Prima del padre a guidare Repubblica Popolare Democratica dal 1948 al 1994 era stato il fondatore, Kim Il-sung. Il “grande Leader” attraversò una delle fasi più acute della Guerra fredda, con il rischio di un conflitto globale, la guerra combattuta nella penisola coreana dal 1950 al 1953.

Leader

Nel dicembre 2011, alla morte improvvisa del “caro Leader” Kim Jong Il, pochi tra gli osservatori internazionali pensavano che Kim Jong Un sarebbe riuscito nell’impresa di guidare il Paese. Molti prevedevano un colpo di stato militare o un’acquisizione del potere da parte delle élite nordcoreane. Ma il giovane Kim agì con rapidità. A suon di purghe ed esecuzioni cementò la sua posizione. Segretario generale del Partito del Lavoro di Corea, presidente della Commissione militare centrale, presidente della Commissione per gli Affari di Stato, Maresciallo dell’Armata del popolo coreano. Kim ha continuato il culto della personalità iniziato da suo nonno e proseguito da suo padre. Il decennio al potere di Kim Jong Un ha sorpreso gli analisti.

Previsioni

Tutte le previsioni sul crollo del regime finora sono state sbagliate. Anzi, la Corea del Nord scombussolata da carestie e oggi dalla pandemia da Covid-19 ha dimostrato di essere resiliente. Molte le voci sul cattivo stato di salute di Kim e addirittura le speculazioni sulla sua morte. Gli sono vicine la moglie, l’ex cantante Ri Sol-ju, e la sorella minore. Kim Yo-jong, figura chiave nella realizzazione della sua immagine pubblica e nell’organizzazione degli eventi. Kim ha puntato allo sviluppo simultaneo dell’economia e della forza militare. Invece di concentrarsi su un esercito con capacità convenzionali, ha scelto lo sviluppo di armi nucleari e di missili. Ha posto così una minaccia concreta alla Corea del Sud, ma anche a rivali molto più potenti, Stati Uniti inclusi.

Bomba

Al culmine di una serie di test, nel settembre 2017, Pyongyang annunciava di essere in possesso della bomba all’idrogeno. Le bombe nucleari presenti negli arsenali nordcoreani sono stimate tra le 15 e le 60. E i missili balistici intercontinentali, come l’Hwasong-15, sarebbero in grado di raggiungere gli Stati Uniti. I giornali statali venerano Kim con il titolo di “grande Leader”, precedentemente riservato al nonno. E tra il 2018 e il 2019, Kim ha saputo surfare l’onda.

Sanzioni

Grazie alla non sagace azione dell’allora presidente degli Stati, Uniti, Donald Trump, è diventato protagonista di un processo diplomatico di quasi distensione a tratti spettacolare. Resta negli annali la stretta di mano con il presidente sudcoreano, Moon Jae-in. Ma lo sviluppo di sistemi missilistici e il programma nucleare hanno portato all’imposizione di sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A rimetterci finora è stata soprattutto la popolazione civile, su cui cadono le più pesanti ripercussioni.