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venerdì, 19 Agosto 2022

Il giardiniere omicida, in Francia dopo 30 anni il DNA riapre il caso. L’uccisione di una ricca vedova ricorda il delitto dell’Olgiata

Riaprire il processo e dimostrare la propria innocenza. Omar Raddad, giardiniere di origini marocchine, che ora ha 59 anni, venne condannato per il raccapricciante omicidio 30 anni fa di una ricca vedova. Una storia criminale che ha diviso la Francia negli anni ’90. Per gli innocentisti uno dei più grandi errori giudiziari del XX secolo. Ora la giustizia francese, sulla base di nuove prove del DNA, valuta di riaprire il caso.

Accoltellata

La brutale uccisione nel giugno 1991 di Ghislaine Marchal, 65 anni, nella sua villa a Mougins, sulle alture di Cannes, è uno dei casi di omicidio più famosi della cronaca nera in Francia. La donna, colpita violentemente alla testa e brutalmente accoltellata, venne ritrovata in un lago di sangue. Era nella cantina di villa La Chamade, con la porta di accesso sbarrata dall’interno. Probabilmente si era barricata nella sua agonia, durata secondo il medico legale dai dieci ai trenta minuti. Proprio sulla porta venne trovata la ‘prova’ regina. Un messaggio scarabocchiato con il sangue della vittima, che diceva: “Omar mi ha ucciso”.

Alberica

Un caso che per qualche tratto richiama alla memoria il delitto dell’Olgiata, a nord di Roma, quasi negli stessi giorni, il 10 luglio 1991. In una villa signorile venne uccisa la 42enne Alberica Filo della Torre. Il caso rimase irrisolto per vent’anni, soprattutto a causa della scarsa accuratezza delle indagini. Soltanto nel 2011 la prova del DNA permise di identificare il colpevole, Manuel Winston Reyes, domestico filippino. Condannato a 16 anni di reclusione nell’ottobre 2021 ha ottenuto la libertà, grazie anche a buona condotta e sconti di pena.

J’accuse

La famosa scritta insanguinata, “Omar m’a tuer”, divenuta nel tempo un vero tormentone cult noir, conteneva un lampante errore grammaticale, poco consono alla classe della signora Marchal. Da trent’anni l’interrogativo è diventato un’ossessione: Ghislaine Marchal ha provato in un gesto finale a denunciare il suo assassino? Oppure è stata una messa in scena del vero omicida per incastrare il giardiniere marocchino? In aula l’avvocato difensore Jacques Vergès lanciò un nuovo “j’accuse”: “Cento anni fa abbiamo condannammo un giovane ufficiale perché ebreo, oggi condanniamo un giardiniere perché ha il solo torto di essere del Maghreb”.

Grazia

Libri e film innocentisti hanno tracciato l’immagine dell’immigrato Raddad vittima di discriminazione. La condanna a 18 anni di carcere venne attenuata due anni dopo il processo, nel 1996, dalla grazia parziale decisa dal presidente, Jacques Chirac, si dice anche per le pressioni del re del Marocco. Raddad uscì in libertà vigilata nel 1998, ma la sua condanna non fu mai annullata. Da allora Raddad si è battuto per la revisione. Una prima istanza venne respinta nel 1999. L’avvocatessa Sylvie Noachovitch ci ha riprovato, puntando sul progresso scientifico e su di un allentamento dei criteri per la procedura di revisione.

Famiglia

Nuove tracce di DNA maschile sono state state rinvenute nelle lettere tracciate con il sangue, diverse dal profilo genetico dell’ex giardiniere. Quattro impronte del DNA corrispondenti a quattro uomini. Secondo gli esperti ingaggiati dall’avvocatessa non si tratterebbe di una “contaminazione” successiva, ma di un deposito rilasciato al momento del delitto. Abbastanza per sollevare un legittimo dubbio. Ora la Corte ha ordinato nuove indagini. La famiglia di Ghislaine Marchal ha dichiarato di “prendere atto” della decisione. In un comunicato viene espresso l’auspicio che gli accertamenti possano “svolgersi in un clima mediatico sereno e porre in modo definitivo la parola fine” al caso.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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