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martedì, 24 Maggio 2022

Quirinale, il ‘re è nudo’: maggioranza relativa dei grandi elettori è di centrosinistra. I numeri di D’Alimonte

Nella corsa verso il Quirinale c’è un dato numerico di cui la maggior parte dei protagonisti e degli osservatori ha scelto, volontariamente o per comodo, di non far parola. Insomma, il “re è nudo”. A rivelare la sconvolgente ovvietà è stato con un tweet il deputato Pd, Filippo Sensi, già portavoce a Palazzo Chigi prima di Renzi e poi di Gentiloni. “Oggi D’Alimonte sul Sole 24 Ore rimette in fila le balle su cui spumeggia da giorni la discussione sul Quirinale. Grandi elettori csx 463, quelli di cdx 452. Partiamo da qui, senza baldanza, ma sui fatti, please. Astenersi perditempo”. Proprio così. Il politologo super-esperto di sistemi elettorali e direttore del dipartimento di Scienze Politiche della LUISS ha fatto analiticamente i conti.

Aritmetica

Niente voci, quindi, o telefonate a questo o quel parlamentare per cercare di acquisire il suo voto, ma semplice aritmetica politica. La maggioranza dei grandi elettori per il Quirinale è del centrosinistra. Come si diceva un tempo: la matematica non è un’opinione. Certo, poi i giochi e le intese politiche faranno il loro corso. Tuttavia, la supponenza delle dichiarazioni di leader presunti o reali del centrodestra, che dichiarano di avere i numeri per decidere loro il candidato alla presidenza della Repubblica, lasciano il tempo che trovano. Non c’è perciò nessun “veto” del centrosinistra a questo o quel candidato della sponda opposta, ci sono a parlare soltanto i numeri.

Calcoli

Secondo i minuziosi calcoli di D’Alimonte sulla carta il centrosinistra dispone di 438 tra deputati e senatori. Il blocco di centrodestra, invece, dispone di 419 voti. Il primato del centrosinistra – prosegue il docente LUISS – rimane anche quando si sommano i grandi elettori indicati dalle Regioni. Sono 58: 33 legati ai partiti di centrodestra e 25 a quelli di centrosinistra. In questo modo, il totale dei grandi elettori per il centrosinistra arriva a 463 e per il centrodestra a 452. A questo punto D’Alimonte inserisce il vero elemento di incertezza: la somma di queste due cifre fa 915. Per arrivare al totale di 1009 grandi elettori mancano all’appello 94 parlamentari.

Micro

Si tratta di una articolatissima congerie di micro formazioni o partitini e di posizioni personalistiche. Nel sottobosco dei cosiddetti “volta gabbana”, trasformisti, scambiatori di casacca si trova di tutto. Si va dagli ex grillini di varia foggia ai non iscritti a nessun gruppo, ai rappresentanti dell’ultrasinistra di Potere a popolo e del Partito comunista. E occorre anche tenere conto dei ben più autorevoli senatori a vita e dei rappresentanti delle minoranze linguistiche.

Renzi

Qualcuno potrà obiettare che D’Alimonte nei suoi calcoli non ha tenuto conto dell’atteggiamento corsaro di un personaggio come Renzi. Ma il capo di Italia viva, al di là delle mille scorribande, non ha mai finora definitivamente abbandonato il campo del centrosinistra. Lo stesso dicasi per Azione di Calenda o +Europa di Emma Bonino. Naturalmente, se dovessero decidere di convergere sulle posizioni del centrodestra, le valutazioni cambierebbero anche dal punto di vista numerico. Resta per il momento il dato che indica ai blocchi di partenza una maggioranza relativa numerica teorica in capo al centrosinistra. E allora, come dice Filippo Sensi: “Partiamo da qui”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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