Una valanga di schede bianche nel primo voto per l’elezione del presidente della Repubblica. E quindi fumata nera.
Per essere eletti serviva un quorum di 672 voti, i due terzi degli aventi diritto (1008 il totale dei Grandi elettori). Non c’è stato accordo e nessuno ce l’ha fatta, come indicavano tutte le previsioni al termine di una giornata caratterizzata da una girandola di incontri incrociati tra i due schieramenti e tra i vari leader, con la novità di una serie di interventi in prima persona del grande favorito Mario Draghi che, a detta di molti osservatori, ha fatto da “catalizzatore” di diversi colloqui tra i quali spicca quello con Salvini.
Le operazioni del primo voto a Montecitorio sono durate 6 ore, dalle 15,10 quando Fico ha suonato la campanella alle 21 quando è finito lo spoglio. E’ stata quindi la prima fumata nera di una serie che potrebbe interrompersi giovedì, al quarto scrutinio, quando basterà raccogliere 505 preferenze per salire al Colle oppure prolungarsi in mancanza di un’intesa tra le forze politiche. Il risultato della ‘prima’ della Grande Corsa ha fatto registrare, strana coincidenza, 672 schede bianche, esattamente il quorum necessario per l’elezione e 51 nulle. 976 i presenti. Nessun astenuto.
Tra le varie preferenze in 36 hanno segnato sulla scheda il nome del magistrato Paolo Maddalena, votato dal gruppo Alternativa c’è (ex-grillini). In 16 hanno scritto Sergio Mattarella e 9 Marta Cartabia. Sette voti sono andati a Berlusconi. Tra le altre schede tre voti sono andati a Bersani, due ad Alberto Angela, due a Pierferdinando Casini. Tra i voti in libertà uno è andato anche ad Amadeus, il conduttore tv e direttore artistico del Festival di Sanremo. E quattro li ha presi Bruno Vespa, il cui salotto televisivo è stato spesso e non a caso definito la ‘terza Camera’…
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