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mercoledì, 18 Maggio 2022

Surplace per il Quirinale. Contatti tra leader e tante schede bianche

In attesa dell’inizio vero dello sprint, surplace nel primo giorno di votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Le 672 schede bianche confermano che i big dei partiti sono ancora al lavoro. Inevitabili la girandola di incontri e il rincorrersi di voci e illazioni. Particolarmente difficile il lavoro dei ‘tattici’ dei diversi schieramenti, che avevano il compito di trarre vaticini proprio sulla base del conteggio delle schede. In assenza di precisi accordi politici, nessuna delle forze in campo ha in pugno la situazione.

Fico

Una decisione del presidente della Camera, Roberto Fico, ha reso più arduo il ‘controllo’ del voto. Durante lo spoglio delle schede, Fico ha stabilito che sia letto soltanto il cognome della persona votata, quando sia inequivocabilmente individuabile. Esclusi quindi tutti gli escamotage per consentire di scoprire cordate, filiere correntizie o franchi tiratori. Nome e cognome verranno letti da Fico soltanto nel caso di omonimie. Il presidente della Camera ha deciso di seguire la strada scelta nel 1999 dal suo predecessore, Luciano Violante, in occasione dell’elezione di Carlo Azeglio Ciampi.

Variopinte

Ha ricevuto 36 voti il giurista ed ex magistrato, Paolo Maddalena, che raccoglieva i consensi di una variopinte congerie di ‘partitini’ dagli ex M5s di al Partito Comunista, passando per Italexit e Italia dei Valori. Qualche voto (9) anche per Marta Cartabia sostenuta dai calendiani di Azione e da +Europa. Nella prima votazione il plenum grandi elettori è stato ridotto di una unità a 1008, in seguito alla morte di Vincenzo Fasano, deputato di Forza Italia. Si tornerà a 1009 dal secondo scrutinio di martedì. Prima della votazione alle 15, è prevista una seduta della Camera per la proclamazione della nuova parlamentare, Maria Rosa Sessa, prima dei non eletti di FI nel proporzionale in Campania.

Quarto

Nei primi tre scrutini per l’elezione del Presidente della Repubblica occorre il quorum dei due terzi dei grandi elettori. Dal quarto scrutinio la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Dal 1949 sono soltanto due i Presidenti eletti entro le prime 3 votazioni, Cossiga nel 1985 e Ciampi nel 1999. Al quarto scrutinio sono arrivati al Quirinale in quattro: Einaudi nel 1949, Gronchi nel 1955, Napolitano nel 2013 e Mattarella nel 2015. L’elezione protrattasi per il maggior numero di scrutini fu quella di Giovanni Leone nel 1971, per cui servirono 23 votazioni. Il Presidente che ha ottenuto il più ampio consenso tra i grandi elettori è stato Sandro Pertini con 83,6%, 832 voti sui 995 votanti.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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