Draghi, “Io federatore? No grazie, un lavoro so trovarmelo da solo…”. Per i magistrati arriva lo stop alle ‘porte girevoli’

Sarà rimasto deluso chi vedeva un Mario Draghi ‘federatore’ dell’area di centro dopo il 2023, alla fine della legislatura.

Deluso perchè il premier ha tagliato corto a chi lo tira per la giacchetta e, rispondendo “brutalmente” a chi gli domandava del suo futuro politico – – immaginandolo proprio con la maglia di leader di un fantomatico centro – ha escluso con decisione questa possibilità.

Draghi lo ha spiegato chiaramente in una conferenza stampa convocata a palazzo Chigi (dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato la riforma della Giustizia) accompagnando il suo ‘no’ con una battuta: “Tanti politici mi candidano in tanti posti, mostrando una sollecitudine straordinaria. Vorrei rassicurare che se decidessi di trovare un lavoro dopo questa esperienza, un lavoro me lo troverei da solo…”.

Insomma il suo orizzonte è l’immediato con tutti i problemi che ha il Paese che lui intende affrontare e risolvere alla guida del governo. La squadra dell’esecutivo “è efficiente e va avanti”, precisa Draghi, e quindi non c’è alcun rimpasto in vista. “Il dovere del governo è proseguire e affrontare sfide importanti per gli italiani che sono quella immediata del caro energia, quello meno immediata ma preoccupante che è l’inflazione che sta aggredendo il potere acquisto dei lavoratori ed erodendo, anche se per ora non si vede, la competitività delle imprese; c’è poi l’uscita dalla pandemia e il Pnrr che sta andando molto bene”.

Ma oggi in Cdm c’era in ballo la delicata riforma della giustizia e del Csm targata Marta Cartabia. Un nodo che la maggioranza è riuscita a sciogliere – ha spiegato il premier – dopo una discussione “ricchissima e condivisa” che avrebbe anche portato all’impegno delle forze politiche a considerarle una priorità assoluta e ad approvarle in Parlamento prima dell’elezione del nuovo Consiglio superiore (e senza ricorso alla fiducia da parte del governo). Si vedrà: Sono rimaste infatti differenze di visione ma c’è stato anche l’impegno a superarle.

Per la ministra Cartabia si tratta di una riforma “ineludibile” per due motivi: la prossima scadenza degli incarichi nel Csm e la necessità urgente di un ritorno al rapporto di fiducia tra i cittadini e la giustizia. Qualcosa si è rotto e lo si vede quotidianamente. Quella dell’ordinamento giudiziario e del Csm è una “riforma esigente” nei confronti dei giudici, ha spiegato la Cartabia, ma che risponde ad una esigenza della magistratura di essere forse “un pochino più severa con se stessa, perché questa richiesta di recupero della credibilità viene anzitutto dall’interno. Una riforma – ha sottolineato la ministra senza indulgenze verso quei magistrati che vogliono occupare la scena da ‘protagonisti’ – dovuta “ai tantissimi magistrati che lavorano silenziosamente fuori da ogni esposizione e ai cittadini che devono recuperare piena fiducia nella magistratura”. “Una giustizia dai tempi certi, rapida, favorisce anche l’afflusso degli investimenti stranieri” ha commentato Draghi.

Più in dettaglio la spiegazione della riforma da parte della ministra Cartabia: “Abbiamo messo mano al sistema elettorale del Csm, riscritto il capitolo delle “porte girevoli” per i magistrati che entrano in politica, modificato in modo incisivo le modalità di nomina del Csm e dei vertici apicali per evitare “nomine a pacchetto” e accordi non virtuosi”. Un capitolo a parte merita lo stop alle ‘porte girevoli’ (sullo sfondo il capo Palamara). In particolare i magistrati che entrano in politica per via elettorale o per via di incarico poi non possono tornare a svolgere funzioni giurisdizionali. La modifica di oggi introdotta in Consiglio dei ministri è quella per cui per gli incarichi tecnici questo divieto vale se l’incarico stesso dura almeno un anno. Di fatto sarà vietato esercitare contemporaneamente le funzioni giurisdizionali, e quelle legate a incarichi elettivi e governativi (a livello nazionale e locale), come invece succede oggi. I magistrati che scelgono di presentarsi alle elezioni non potranno farlo nelle regioni in cui hanno esercitato la funzione di giudice o di pubblico ministero nei tre anni precedenti. Concluso il mandato elettorale i magistrati non potranno più svolgere alcuna funzione giurisdzionale ma saranno collocati fuori ruolo presso il ministero della Giustizia o altre amministrazioni.

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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