La Francia lascia il Mali. I militari erano impegnati nella lotta contro il terrorismo jihadista

La Francia lascia il Mali. Parigi e i suoi partner nella lotta contro gli insorti islamisti inizieranno un ritiro coordinato delle risorse militari, in un periodo da quattro a sei mesi. Con i soldati francesi sono schierati quelli di 14 nazioni europee – tra cui l’Italia – nella missione Takuba e il Canada nella forza antiterrorismo Barkhane. Le relazioni con Bamako si sono deteriorate da quando i leader militari golpisti hanno deciso di mantenere il potere fino al 2025, posticipando a tempo indeterminato le elezioni programmate in accordo con i partner occidentali.

Macron

“Le condizioni politiche, operative e legali non sono più soddisfatte per continuare efficacemente l’impegno militare nella lotta contro il terrorismo in Mali”, si legge in una nota. Il ritiro deciso dal presidente, Emmanuel Macron, avviene dopo quasi un decennio di impegno militare di controinsurrezione contro al-Qaeda e militanti dello Stato Islamico. “Non possiamo rimanere militarmente impegnati a fianco di un’autorità de facto, la cui strategia e i cui obiettivi nascosti non condividiamo”, ha detto Macron in una conferenza stampa a Parigi. I contingenti militari francesi in uscita dal Mali dovrebbero comunque essere redistribuiti nella regione africana del Sahel, in particolare in Niger e in Burkina Faso, ma anche in aiuto ai paesi del Golfo di Guinea.

Wagner

“La Francia – ha affermato Macron – ha svolto un ruolo unificante in questa mobilitazione internazionale a favore del Sahel. Continueremo a garantire questo ruolo”. A dicembre scorso sono giunti in Mali circa 1.000 mercenari del gruppo di sicurezza privato russo Wagner. L’organizzazione è attualmente coinvolta in diversi scenari dalla Libia alla Siria, dal Mozambico al Sudan, alla Repubblica Centrafricana. Gli uomini di Wagner sarebbero impegnati essenzialmente per proteggere specifici interessi economici, ma anche la stessa giunta militare del Mali. Nel paese africano sono presenti anche altre forze di stabilizzazione. La Missione delle Nazioni Unite, MINUSMA, istituita nel 2013 dopo la ribellione Tuareg del 2012. E due operazioni dell’Unione europea – EUCAP Sahel Mali e EUTM Mali – per l’addestramento delle forze di sicurezza locali.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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