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domenica, 25 Settembre 2022

Un visto italiano per i ‘nomadi digitali’

Presto anche l’Italia avrà il suo visto per attrarre ‘nomadi digitali’ e lavoratori da remoto.

Con il Decreto “Sostegni-ter” infatti è stato approvato un emendamento che introduce ufficialmente nel nostro ordinamento la figura del nomade digitale. Una proposta di legge di Luca Carabetta insieme ad Anna Laura Orrico del MoVimento 5 Stelle, sottolinea con soddisfazione il Blog di Beppe Grillo.

Un visto quindi per cittadini di un Paese extra-Ue che conducono la loro vita in modo nomade mentre si dedicano al lavoro a distanza. Un ‘nomade digitale’ infatti è colui che, sfruttando le tecnologie offerte dal mondo digital, lavora da remoto per i propri clienti o per il proprio datore di lavoro, senza essere legato a sedi fisiche. Così facendo, può lavorare in remoto, stare sempre in viaggio, conducendo una vita per l’appunto nomade. Per lavorare, i nomadi digitali si servono della connessione a Internet e ovviamente di dispositivi adatti per la propria attività, quali computer, smartphone, tablet ecc. In questo modo, possono rimanere in contatto con clienti e datori di lavoro.

A questi lavoratori è consentito l’ingresso in Italia al di fuori delle quote previste ogni anno dal decreto flussi: non sarà richiesto il nulla osta al lavoro e verrà rilasciato il permesso di soggiorno della durata di un anno a condizione di alcuni requisiti, che il titolare abbia un’assicurazione sanitaria privata, essere incensurato e un controllo sullo status economico. Spetterà ora ad un decreto interministeriale definire modalità e requisiti per il rilascio del permesso.

Con l’approvazione di questa norma l’Italia entra a far parte dei primi paesi pionieri sul tema del nomadismo digitale. Di fatti, soltanto una manciata di città, situate principalmente in Europa, offrono un visto per nomadi digitali o freelance, e poche altre in Asia.

“Trovare soluzione che vadano oltre l’attuale paradigma – sostiene il Blog di Grillo – è la strada da seguire. Lo stravolgimento climatico, che produce 41 milioni di profughi all’interno del paese d’origine e 26 milioni di rifugiati, più l’aumento dell’automazione e l’incertezza economica porterà ad un aumento inevitabile delle migrazioni.  I paesi che riusciranno a mettere in atto strategie per un mondo sostenibile, senza confini, inclusivo ed in continuo movimento, avranno in mano le chiavi del futuro”.

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