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lunedì, 3 Ottobre 2022

Giustizia, fiasco referendum. Ai politici da strapazzo gli italiani preferiscono la magistratura, pur con i suoi difetti. Avanti con la riforma Cartabia

Che la giustizia in Italia abbia le sue magagne è indubbio. Ma che la cura dei referendum proposta da elementi con credibilità politica sotto zero venisse bocciata era inevitabile. Il quorum direbbe qualcuno in termini oxfordiani se lo sono stoppato. Le riforme in un settore tanto delicato non si fanno in attesa del check-in per Mosca. Ma neppure seguendo le fisime di chi, già condannato, continua a parlare di magistratura politicizzata.

Truce

Certo la faccia truce di qualche pm abituato a fare rastrellamenti più che a individuare e colpire gli uomini del malaffare, ha suscitato nel corso degli anni più di un sospetto da parte dell’italiano medio. Alla fine, tuttavia, il cittadino onesto riconosce l’impegno dei magistrati, necessario nel nostro paese per fermare mafiosi, corrotti e violenti di ogni risma. Gli ultimi femminicidi sono un segnale agghiacciante. Serve una giustizia che funzioni, in tempi rapidi e con certezza della pena.

Accanirsi

Non serve, invece, accanirsi con il carcere per i reati minori. I referendum sulla legalizzazione della cannabis e sull’eutanasia avrebbero sicuramente portato i cittadini alle urne. Si chiede una giustizia che ci liberi dai veri malfattori e che non perda tempo a inseguire chi si fa una canna o coltiva in casa un paio di piantine di marijuana. O anche il medico o il volontario che aiutano chi cerca un fine vita umanamente dignitoso.

Di traverso

Auguriamoci ora che gli amici di Putin o di altri poco di buono non si mettano per vendetta di traverso alle riforme in tema di giustizia predisposte dalla ministra Cartabia e sostenute con intelligente pazienza dal Partito democratico. La legislatura è agli sgoccioli, serve tenere la barra dritta, tra i marosi della guerra e i nuovi rischi di crisi economica, per mantenere il Paese in Europa e per garantire la tenuta del sistema democratico.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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