25.2 C
Roma
mercoledì, 6 Luglio 2022

Covid, montagne russe nei contagi. Monoclonali e antivirali efficaci anche contro nuove sottovarianti di Omicron

Contagi da Covid sulle montagne russe, nonostante il periodo estivo. La Fondazione Gimbe segnala un aumento nell’ultima settimana in quasi tutte le regioni italiane, “verosimilmente trainato dalla sotto-variante Omicron BA.5”. Entrano intanto in vigore le nuove regole. Meno obblighi di mascherine, ma almeno fino al 30 settembre resteranno su treni e mezzi pubblici di trasporto. Resta aperta l’incognita su una possibile nuova ondata in autunno. Gli specialisti parlano di una convivenza con il virus, non della sua scomparsa.

Congresso

I temi sono stati trattati nel corso del Congresso ICAR-Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, a Bergamo dal 14 al 16 giugno. Mille specialisti hanno affrontato le più recenti novità in tema di Covid e di HIV, oltre che le principali emergenze dell’infettivologia. Viene confermata l’efficacia di anticorpi monoclonali e degli antivirali anche contro le nuove sottovarianti di Omicron. Un risultato importante per avere strumenti terapeutici efficaci da poter utilizzare per prevenire nei soggetti fragili un decorso grave dell’infezione da SARS-CoV-2.

Anticorpi

L’anticorpo blocca l’ingresso del virus, impedendone la moltiplicazione. Dalla comparsa di Omicron, l’efficacia di alcuni anticorpi monoclonali è stata messa in discussione. Ma i recenti sviluppi hanno permesso degli aggiornamenti che permettono di guardare con fiducia al futuro. Il professor Maurizio Zazzi, co-presidente di ICAR, segnala: “Si inizia a capire meglio quali parti della proteina spike tendono a rimanere stabili nel tempo e questo aiuta molto nei criteri di selezione dei monoclonali. Le funzioni virali colpite dagli antivirali invece non sono soggette a forte evoluzione”. Al Congresso ICAR presentati diversi studi italiani volti a dimostrare l’efficacia dell’impiego di monoclonali nella pratica clinica.

Sensibili

“Gli antivirali diretti sono composti chimici di sintesi, sviluppati per bloccare specifiche funzioni nel ciclo di replica virale”, spiega ancora Zazzi. A differenza dei monoclonali, gli antivirali fermano il virus all’interno della cellula stessa. Le funzioni virali colpite dagli antivirali non sono soggette a forte evoluzione come la proteina spike, quindi per il momento tutte le varianti rimangono sensibili agli attuali farmaci. Secondo i dati ufficiali AIFA, oltre 60mila pazienti sono stati trattati in Italia con monoclonali, mentre il trattamento con antivirali ha interessato circa 45mila casi. L’antivirale per il trattamento dei pazienti ospedalizzati è stato utilizzato in quasi 100mila casi.

Vaccinazione

“La somministrazione deve essere il più precoce possibile, entro 5-7 giorni dall’inizio dei sintomi”, ricorda Zazzi. Restano perciò fondamentali una catena sanitaria decisionale semplice e strumenti digitali efficienti. In ogni caso, conclude Zazzi, “è doveroso ribadire che le terapie non sostituiscono la vaccinazione, ma la integrano. I presidi per la prevenzione e la terapia migliorano e sono in continuo sviluppo, assieme alla sorveglianza costituiscono la ricetta per gestire al meglio la pandemia”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

Altro dall'autore

Articoli più letti