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mercoledì, 6 Luglio 2022

“E’ tempo che l’Italia ricompri il suo debito”. Sfida all’Europa del super banchiere Messina, ad di Intesa Sanpaolo

Una sfida all’Europa, non per uscirne, anzi per rafforzare il ruolo dell’Italia dentro la Ue e nei suoi rapporti con la Bce. Sgombrato subito il campo da possibili analogie coi vecchi proclami contro la Ue, contro l’euro, contro le istituzioni monetarie, che comunque ci tengono per le palle, Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, lancia la sua sfida, quasi la proposta di un piano che potrebbe essere quinquennale.

IL RAGIONAMENTO DEL SUPER BANCHIERE. Bisogna sottrarre il paese ai colpi, sempre più frequenti, di speculazioni, Abbiamo la forza per aiutarci da soli ed essere liberi. Dobbiamo renderci autonomi senza restare attaccati al bocchettone della Banca centrale europea. Noi in Italia non abbiamo un problema di sostenibilità del debito pubblico. L’Italia e’ forte, ha la forza e le condizioni strutturali per fare le cose in autonomia. Bisogna ricordare che il nostro paese ha dieci trilioni di risparmi Servono piani che accelerino la crescita, ma riducano la dipendenza dalla Bce. Nell’Europa bisogna starci, ma bisogna starci da leader, altrimenti rimarremo completamente marginali, e lo diventerà amche l’Europa stessa e quindi rimarranno solo Cina ed Usa. Per evitare questo bisogna smetterla anche, come molti nel governo fanno, compreso lo stesso Mario Draghi, di invocare l’aiuto di Bruxelles con il cappello in mano. Perché avere troppe attese sul fatto che altri paesi, che magari come condizioni strutturali sono anche meno ricchi di noi, e immaginare che questi possano sostenere il nostro debito pubblico e’ una cosa che non e’degna di un paese che vuole essere leader in Europa.

IL PIANO MESSINA. Quanto al modi di riconquistare la nostra libertà il piano e’ chiaro. Lo spread con i fodamdntali dell’Italia che sono solidi anzi solidissimi in termini di risparmi delle famiglie ed altrettanto dal lato corporate, dovrebbe essere a 100-150 punti. Se viaggia abbondantemente sopra i 200 e minaccia di non fermarsi e’ perché siamo appesi alle mosse, non sempre azzeccate della Bce, che dopo due anni di acquisti di Bpt ha in pancia una fetta enorme del nostro debito pubblico. La soluzione? Piuttosto che affidarci agli scudi antispread della Lagarde, che rischiamo di pagare a caro prezzo, usiamo una parte dei nostri 10mila miliardi di ricchezza privata per ricomprare il nostro debito pubblico. E con esso la nostra liberta’.

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