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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Macron, Scholz e Draghi da Zelensky, “Kiev deve potersi difendere”. Gli insulti di Medvedev

Una visita e un incontro dal forte valore simbolico. Tutti e tre, i leader dei più grandi paesi europei – il capo dello stato francese e presidente di turno dell’Ue Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier italiano Mario Draghi – hanno incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev. Sono arrivati nella capitale ucraina in treno, dove prima dell’arrivo in stazione c’è stato un vertice a tre sui temi della visita e sulle rassicurazioni da fornire a Zelensky (che avrebbe sicuramente insistito sulla domanda di adesione del suo paese all’Unione europea e sulla pressante richiesta di “più armi, armi pesanti”).

Come per tutti i grandi gesti destinati a una sottolineatura nel calendario, più di quello che si è discusso, cioè dei contenuti dell’incontro a quattro – nel corso del quale sono risuonate per una mezz’ora le sirene di un allarme antiaereo – ha contato il fatto che i quattro leader si siano incontrati, fisicamente, nel palazzo presidenziale della capitale ucraina sotto assedio e abbiano parlato davanti alla stampa mondiale, nel quarto mese di una guerra insensata che ha già provocato decine di migliaia di vittime, sottolineando anche, tutti e quattro, i “massacri orrendi e le atrocità” compiute dall’esercito russo a Irpin, una località visitata dopo Kiev, così come la necessità che la pace cui si dovrà pure arrivare sarà solo la pace voluta dagli ucraini.

I tre leader in visita hanno voluto rassicurare Zelensky e il popolo che sta resistendo all’invasione russa sulla piena solidarietà di Francia, Germania e Italia. I tre paesi, tra i fondatori dell’Unione, si sono detti pronti ad accogliere – ma nei tempi giusti – Kiev nell’Unione. “Il messaggio più importante di oggi è che l’Italia vuole l’Ucraina nella Ue” ha scandito infatti Draghi. Si accelererà dunque, nei limiti del possibile (perchè saranno necessarie profonde riforme) la candidatura ucraina. E continuerà il sostegno e l’aiuto a Kiev che “deve potersi difendere” dall’aggressione russa. I tre hanno confermato pertanto l’invio di armi all’esercito ucraino da parte dell’Europa e dei paesi alleati.

Sulla guerra Draghi, Macron e Scholz hanno usato quasi le stesse parole. “Vogliamo che si fermino le atrocità, vogliamo la pace ma l’Ucraina deve difendersi se vogliamo la pace. E sarà l’Ucraina a scegliere la pace che vuole. Qualsiasi soluzione diplomatica non può prescindere dalla volontà di Kiev, da quello che ritiene accettabile per il suo popolo. Soltanto così possiamo costruire una pace che sia giusta e duratura” ha sintetizzato il premier italiano che poi ha affrontato il tema della crisi del grano. “Ci sono due settimane per sminare i porti. Il raccolto arriverà alla fine di settembre e una serie di scadenze sempre più urgenti che ci avvicinano al dramma inesorabilmente. Occorre creare corridoi sicuri per il trasporto sicuro del grano e per evitare una catastrofe alimentare. L’unico modo – ha aggiunto Draghi – è una risoluzione dell’Onu che regoli la navigazione nel Mar Nero, ma la Russi finora lo ha rifiutato”.

Sulla visita dei tre leader europei a Kiev è calato l’insulto di Dmitry Medvedev, l’ex-presidente russo, oggi super-falco alla corte di Putin e non nuovo a questi attacchi, che in un tweet da Mosca definisce “inutile” l’incontro con Zelensky usando stereotipi sferzanti. “I fan europei di rane, wurstel e spaghetti adorano visitare Kiev. Con zero utilità. Promettono l’adesione all’Ue e vecchi obici in Ucraina, ubriachi di horilka (una grappa ucraina, ndr) e se ne vanno a casa in treno, come 100 anni fa. Tutto bene – scrive Medvedev – Tuttavia, questo non avvicinerà l’Ucraina alla pace. Il tempo scorre”. (foto it.euronews.com)

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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