18.9 C
Roma
lunedì, 3 Ottobre 2022

Ovazione per Draghi al Meeting. “L’Italia ce la farà, con qualunque governo”

Una doppia standing ovation – una all’inizio e una alla fine del suo intervento al Meeting di Rimini, con il corollario di decine di applausi nei passaggi più significativi – l’ha detta lunga su cosa pensa il popolo ciellino di Mario Draghi e soprattutto di chi ha affondato il suo governo. A due anni dall’ultima presenza a Rimini, quando scoppiò l’innamoramento e ancora non c’era all’orizzonte un Draghi premier, la kermesse ciellina è tornata ad estasiarsi per il presidente del Consiglio.

Il discorso era attesissimo perchè dal giorno in cui il suo esecutivo fu sfiduciato al Senato da M5s, Fi e Lega da palazzo Chigi è uscito solo un fragoroso silenzio. L’ex-numero uno della Bce però ha evitato le polemiche e volato alto utilizzando il suo intervento durato poco più di mezz’ora per spiegare metodi e principi (“e risultati ottenuti”) cui si è ispirato e continua ad ispirarsi ancora il suo esecutivo pur nella semplice gestione degli affari correnti; ha spiegato cioè cosa è stato fatto per far fronte alle sfide economica, sociale e energetica che impegnano il paese, in un momento in cui c’è una guerra nel cuore dell’Europa, per non parlare dell’emergenza sanitaria con la pandemia non ancora completamente debellata.

Draghi ha fatto riferimento alla stretta attualità politica – e, conoscendolo, non poteva essere altrimenti – solo per invitare gli italiani ad avere fiducia nelle capacità di ripresa del paese “come è successo altre volte nel passato” ad andare a votare il 25 settembre dicendosi certo che l’Italia, messa di fronte a sfide che sembrano “insormontabili” ancora una volta “ce la farà, qualunque sia il colore politico del governo chiamato a guidarla”. Le sue sottolineature alla collocazione internazionale dell’Italia, saldamente ancorata all’Europa e all’Alleanza Atlantica, così come la pesante condanna per l’aggressione brutale di Putin all’Ucraina, ripetuta con forza anche in questa occasione, potrebbero certo essere interpretate come critiche del premier ai ‘putiniani’ di casa nostra ma Draghi ha anche riconosciuto come l’unico partito di opposizione al suo governo, Fratelli d’Italia della Meloni, sull’Ucraina ha sempre votato con la maggioranza di unità nazionale.

A cercare altri spunti di una possibile polemica con alcune forze politiche si troverebbero i riferimenti a concetti come “isolazionismo”, “protezionismo”, “sovranismo” e “autarchia”, su cui Draghi ha riversato i suoi strali (“Italia mai forte quando ha deciso di fare da sola”), che appartengono al vocabolario della destra. Ma sono stati solo accenni per rimarcare quanto l’Italia abbia bisogno dii un’Europa forte così come l’Europa lo abbia di un’Italia forte. Negli ultimi 18 mesi alle molteplici e quasi insormontabili sfide “gli italiani hanno reagito con coraggio e concretezza e hanno riscritto una storia che sembrava già decisa”. “Insieme – ha detto il premier – abbiamo dimostrato che l’Italia è un grande Paese che ha tutto quello che serve per superare le difficoltà che la storia ci mette davanti”. Prima della standing ovation finale l’appello ai giovani: “Vivete la politica soprattutto come testimonianza di una vita coerente con gli ideali, sperate, combattete e costruite. Voi giovani siete la speranza della politica”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

Altro dall'autore

Articoli più letti