Matteo come Bettino? Dopo la batosta elettorale Salvini non si perde d’animo e sembra trasformarsi in un novello Ghino di Tacco, lo pseudonimo legato al masnadiero di Radicofani utilizzato dal Craxi di lotta e di governo. Quello che si preannuncia è una sorta di filibustering ai danni della nuova regina della destra, Giorgia Meloni. Al capo della Lega vanno stretti i panni dello junior partner e pensa di utilizzare al massimo la rendita di posizione del suo pur magro bottino elettorale. Messi a tacere gli sbiaditi oppositori interni, il ‘capitano’ è pronto a fare la voce grossa con la premier in pectore. Una rivalsa a posteriori contro chi gli ha soffiato voti a man bassa e lo ha ridicolizzato, surclassandolo, nelle roccaforti del Nord.
Editorialista
L’editorialista del Corriere della sera, Francesco Verderami, calca la mano: “È partita la guerriglia tra Meloni e Salvini. Il capo del Carroccio tenta di prendersi la rivincita sulla presidente di Fratelli d’Italia”. Meloni, secondo Verderami, si trova a dover “fare i conti con Salvini e le sue richieste sui provvedimenti e sui dicasteri, che considera egualmente esose”. Un paradosso post-elettorale evidenziato dal direttore del Foglio, Claudio Cerasa. “L’incoerenza salverà Meloni – scrive -. La premier in pectore può dimostrare che il sovranismo è pronto a combattere tutto ciò che ha alimentato”. Ovvero, “che i grandi problemi di un paese come l’Italia si possono risolvere facendo l’opposto di quanto suggerito negli anni dai sovranisti: meno muri, più Europa”.
Identitari
Intanto, Meloni dovrà cominciare a fare i conti con un Salvini, che per la legge del contrappasso, è pronto a scagliarle addosso i temi identitari del sovranismo. Scostamento di bilancio contro il caro bollette, drastici tagli fiscali e la flat tax, decreti sicurezza anti-immigrazione e la guerra finale dal costo stratosferico contro la riforma Fornero delle pensioni. Last but not least l’autonomia regionale già nel primo Consiglio dei ministri. Una richiesta difficilmente digeribile per i patrioti di FdI e caso mai concertabile in un percorso di lunga gittata, in direzione della riforma costituzionale per il presidenzialismo.
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