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venerdì, 9 Dicembre 2022

Report OCSE 2022 – dal nido all’Università, i buchi dell’Italia e il futuro dei nostri giovani. 

L’articolo 34 della Costituzione Italiana inizia così: “La scuola è aperta a tutti”. All’educazione in Italia e nel mondo, dall’asilo nido all’Università, è stato dedicato l’incontro ‘Uno sguardo sull’istruzione 2022 – Education at a Glance 2022’. OCSE, Fondazione Agnelli e Save the Children Italia hanno commentato a Roma l’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sull’istruzione nel mondo. ‘Education at a Glance’ è la principale fonte internazionale che ogni anno fornisce una comparazione delle statistiche nazionali (quest’anno relative al 2021), grazie alle quali misurare lo stato dell’istruzione nel mondo. Il rapporto analizza i sistemi educativi dei 38 Paesi membri OCSE, più Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Arabia Saudita e Sud Africa. Quest’anno include un focus speciale sull’istruzione universitaria. Con indicatori generali sulla spesa pubblica, i vantaggi economici che conseguono ai corsi di laurea, gli stipendi dei dirigenti scolastici, le dimensioni delle classi e altri parametri relativi alla situazione Stato per Stato.

Italia

Per quanto riguarda l’Italia anche quest’anno il rapporto OCSE conferma un quadro di criticità. Pochi gli aspetti incoraggianti. Fra questi l’elevata percentuale dei bambini tra i 3 e 5 anni che frequentano la scuola dell’infanzia (92%). Uno dei pochi dati che colloca il nostro Paese al di sopra della media OCSE, nonostante le forti diseguaglianze tra Nord e Sud. Sopra la media OCSE, sia pure di poco, si conferma nel 2021 la spesa cumulativa per il singolo studente della scuola dell’obbligo. Anche in questo caso esistono disparità enormi tra un territorio e l’altro. Nell’offerta del tempo pieno come nella disponibilità delle mense scolastiche, delle palestre nella scuola primaria e secondaria di I grado. L’Italia è invece decisamente agli ultimi posti per quanto riguarda la spesa per studente universitario: 12 mila dollari all’anno contro una media OCSE di quasi 18 mila.

Deficit

Il Report conferma il dato noto sulla retribuzione degli insegnanti. I docenti italiani sono mal pagati e questo rende poco attraente la professione dell’insegnamento nel nostro Paese. Anche la quota di incremento di stipendio negli ultimi sei anni in Italia è molto più bassa della media OCSE. Al contrario la retribuzione dei dirigenti scolastici è in media più alta degli altri Paesi analizzati. Un altro indicatore negativo dell’istruzione in Italia riguarda i giovani che cercano lavoro. Abbiamo un numero elevato di adulti che non hanno un lavoro, non lo cercano e non sono inseriti in percorsi formativi (NEET), con il risultato che al 99% questi soggetti rischiano risultati professionali negativi nel breve e medio termine. La quota NEET tra i 25 e 29 anni in Italia ha continuato ad aumentare fino al 34,6% del 2021. 

Università

Un’altra importante differenza fra l’Italia e gli altri Paesi OCSE è la distribuzione dei titoli di studio terziari. Mentre in Italia fra la popolazione che va dai 25 ai 64 anni il 14% ha una laurea magistrale e il 5% una triennale; la media OCSE vede la situazione quasi opposta. E’ indubbio, dati alla mano, che il conseguimento di un titolo di studio universitario facilita l’ingresso nel mondo del lavoro e procura vantaggi economici maggiori. Nel 2021 il tasso di occupazione dei laureati in medicina e nelle professioni sanitarie più in generale, insieme ai laureati nei servizi sociali era pari all’89%. Una cifra che ne ha decretato il primato occupazionale tra le varie lauree disponibili in Italia. Di fronte a solo il 69% di una laurea in discipline artistiche. Inoltre gli studenti di triennale che si laureano nei tempi stabiliti in Italia sono solo il 53%, contro una media OCSE del 68%. Solo il 38% di studenti italiani riceve borse di studio.

Gender gap

‘Education at a Glance’ contiene anche numerose informazioni sugli effetti della differenza di genere nell’istruzione. Sottolineando, ad esempio, che la relazione positiva tra titolo di studio e livelli di occupazione sia particolarmente forte per le donne. Fra le donne laureate il tasso di occupazione nel 2021 è arrivato al 70% (media UE: 83%). La media degli uomini impiegati dopo il corso di laurea è del 71% in Italia, contro una media europea dell’88%. Inoltre i tempi di completamento dei percorsi universitari al femminile sono più brevi che per i colleghi uomini. Nel nostro Paese il 56% delle studentesse consegue la laurea triennale entro tre anni dalla fine dei corsi, mentre questo riesce soltanto al 50% dei maschi. 

Interventi

La preoccupazione generale rispetto alla lettura dei dati OCSE è alta. In Italia i nodi critici da tenere sotto controllo e che devono essere messi al centro dell’agenda del Governo e del nuovo Parlamento sono tanti. Le diseguaglianze nel nostro Paese nascono sin dall’infanzia. “Già durante la scuola primaria gli esiti degli apprendimenti differiscono, seguendo le condizioni socioeconomiche familiari e territoriali. Questi divari non fanno che aumentare durante tutto il percorso di studi, favorendo la dispersione scolastica. Per intervenire alla radice delle diseguaglianze educative è dunque necessario investire sin dalla primissima infanzia, con una rete di asili nido e servizi educativi di qualità accessibili a tutti”, ha detto Raffaella Milano, direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children. Sui dati OCSE riferiti al numero dei laureati in Italia si è pronunciato Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli: “… Studiare conviene in primo luogo per avere un lavoro e retribuzioni migliori. Ma anche perché i livelli d’istruzione più elevati sono – come sappiamo – correlati con una salute migliore, una maggiore partecipazione alla vita civile e capacità di comprendere l’altro. Per tutte queste ragioni dobbiamo far crescere il numero dei nostri laureati, oggi ancora tra i più bassi dei Paesi OCSE”. 

Conclusioni

Daniela Vuri – prorettore alla Ricerca Università di Roma ‘Tor Vergata’ ha spiegato che: “Malgrado in Italia il numero dei laureati sia aumentato negli ultimi 10 anni, abbiamo ancora troppi pochi laureati sopratutto della triennale rispetto agli altri paesi europei. I tassi di abbandono sono ancora troppo elevati. E’ cruciale investire sull’orientamento durante la scuola superiore, per compiere scelte consapevoli e vincenti”. In conclusione l’intervento del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi che ha fatto il punto sull’istruzione nel nostro Paese, tra quanto è stato fatto ultimamente dal Governo uscente e quanto ancora c’è bisogno di investire e lavorare sulla scuola.  In Italia ancora si pensa che investire in istruzione sia solo un peso e non un’opportunità, il divario e le diseguaglianze tra Nord e Sud del Paese sono a tutt’oggi il maggiore punto critico dell’educazione dei nostri giovani. Ma non solo: “Noi viviamo in una società dove la capacità di stare insieme non è ovvia. C’è un bisogno assoluto di imparare a stare insieme. Abbiamo capito che le parti del Paese che funzionano meglio sono quelle dove riusciamo a incrociare le diverse competenze, le diverse persone”, ha concluso Patrizio Bianchi, ministro dell’Istruzione dal febbraio 2021, economista e titolare della cattedra UNESCO in “Education, Growth and Equality”. 

Oriana Mariotti
Oriana Mariotti
Giornalista pubblicista dal 1997. Esperta di comunicazione a 360° ha partecipato alla nascita di Virgilio.it (Matrix), ex manager Gruppo Fiat e Gruppo L’Espresso. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Roma LUMSA.

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