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lunedì, 28 Novembre 2022

L’Africa che sceglie la democrazia, il caso Angola. Dopo le tensioni alle elezioni, incontro tra il Presidente Lourenço e il capo dell’opposizione Costa Júnior. Dialogo nell’interesse nazionale

C’è sulla scena internazionale un Africa nuova, che sceglie la democrazia e rifiuta la violenza e le tentazioni golpiste. Emblematico il caso dell’Angola. Il Paese dell’Africa australe, leader continentale per la produzione di petrolio, conferma la scelta della via del confronto politico pacifico. A un mese e mezzo dalle elezioni del 24 agosto, stretta di mano tra il Presidente della Repubblica rieletto, João Lourenço, e il suo principale concorrente, Adalberto Costa Júnior. A dispetto di chi vorrebbe per scontata la violenza nel Continente, tornano al sereno i rapporti tra MPLA, il partito uscito vincitore dalle urne, e l’Unita, la principale formazione di opposizione. La campagna elettorale era stata molto accesa e il risultato delle urne significativo per l’Unita, che ha conquistato la maggioranza dei consensi nell’area della capitale Luanda.

Sfogo

Da varie parti si consigliava a Costa Júnior di dare sfogo a una presunta rabbia della piazza per ribaltare con la forza i risultati. D’altronde, MPLA e Unita si erano affrontati armi in pugno negli ultimi decenni del secolo scorso – dopo l’indipendenza del Paese dal regime coloniale del Portogallo – in una lunga guerra civile. L’Unita, drammaticamente, aveva scelto di fiancheggiare il Sudafrica dell’apartheid, contro cui si battevano Nelson Mandela e il padre della patria angolana, Agostinho Neto.

Anticorruzione

La pace arrivò soltanto nel 2002 e da allora il confronto è stato nelle urne. Il MPLA ha sempre conquistato il consenso della maggioranza degli angolani, ma quest’anno l’Unita ha raggiunto un risultato inatteso. La ricerca del nuovo, che sembra prevalere negli elettorati a livello mondiale, si è unita alle resistenze nella nomenklatura alle riforme e alla battaglia anticorruzione di Lourenço, dopo la fase trentennale di potere del suo predecessore, José Eduardo dos Santos. All’indomani del voto di agosto, Costa Júnior aveva messo in campo una dura contestazione del risultato. I suoi sostenitori avevano promesso sfracelli e c’era chi, anche dall’estero, prospettava una fase di instabilità e violenza politica. Fortunatamente nulla di tutto ciò. È prevalsa la ragionevolezza.

Faccia a faccia

Il leader dell’Unita ha smesso di urlare e i suoi 90 deputati hanno preso possesso dei loro seggi. Niente disordini di piazza, ma scelta di fare opposizione politica in Parlamento. Ora è arrivato l’incontro ufficiale tra Lourenço e Costa Júnior, nel quale capo del governo e capo dell’opposizione hanno discusso delle questioni di politica nazionale. Al termine di un’ora e mezza di faccia a faccia, Costa Júnior ha definito l’incontro “indicatore” del fatto che esistono le condizioni per il dialogo tra il governo e il suo partito. “È stato un primo incontro. Abbiamo parlato del posizionamento, della visione e della prospettiva di vedere realizzati i desideri essenziali degli angolani e le loro più grandi aspettative”.

Futuro

Per il leader dell’Unita è significativo che “le istituzioni sappiano dialogare, quando si tratta di interesse nazionale. Su questa base è possibile lavorare insieme, a seconda del diverso livello di responsabilità”. L’Angola – sostiene Costa Jr – ha bisogno “di più democrazia nelle sue istituzioni. Se queste sfide verranno affrontate avremo un Paese più democratico. E ciò passa anche dalla capacità di dialogare dei leader. La pratica quotidiana del dialogo è una condizione, sarà il futuro a dare le risposte”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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