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venerdì, 24 Maggio 2024

Il Pd è incerottato, ma i suoi voti fanno gola a tanti. Ci vorrebbero un’idea e un leader, ma la scena è estremamente confusa

Il Partito democratico uscito incerottato dalle urne del 25 settembre, continua a essere al centro delle ‘attenzioni’. Da ogni dove giungono consigli, analisi e ordini anche di scioglimento. In realtà, unico obiettivo quello di stroncare definitivamente il Pd. Il 20 per cento di voti fa gola. In troppi vorrebbero dividersi le spoglie dell’unico baluardo di fronte al doppio ricatto di sovranismo e populismo. Per questo si parla di annichilimento o della sempre verde scissione, questa volta tra i sostenitori dell’egocentrismo di Calenda-Renzi o di quello di Giuseppe Conte. Un cupio dissolvi che si cela dietro parole d’ordine di sinistra o presunte tali. Si dirà: tanto a sinistra sono abituati. Anche se avessero vinto dal giorno dopo sarebbero prevalsi ripensamenti e spaccature.

Consensi

Il vero problema, alla fine dei conti, è quello di un Pd incapace di andare a caccia di consensi vecchi e nuovi e tutto concentrato invece a garantire posti di potere per i soliti noti. Posti che esistono quando si sta al governo, ma che ci sono anche all’opposizione. Nella storia contemporanea le svolte cruciali della sinistra non sono mai venute dal chiacchiericcio inconcludente di capi e capetti di correnti e correntine. Ricordiamo la togliattiana “Svolta di Salerno” dell’aprile 1944. I “meriti e bisogni”, alla conferenza programmatica di Rimini del PSI di Craxi e Martelli nel 1982. Lo “Yes, We Can” del Lingotto di Veltroni, atto di nascita del Partito democratico. Adesso, come ci annuncia un’indagine di Ilvo Diamanti per Repubblica, oltre alle idee manca anche la figura politica capace di dare a queste la forza necessaria.

Cuori

In teoria, la parte del leone la fa il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Ma la percentuale non esaltante lascia molti dubbi sulla capacità di scaldare i cuori del popolo dem e di guidare la traversata del deserto. Dopo si affastellano nomi di esterni, tutti con percentuali a cifra unica. Da Elly Schlein a Pier Luigi Bersani, da Giuseppe Conte a Carlo Calenda. Un caos totale. Si racconta che l’elettore medio di sinistra non possa fare a meno di farsi carico delle difficoltà del mondo, di tutte le disuguaglianze. Mentre quelli di destra se ne fregano. E il trittico “Dio, Patria e famiglia”, riproposto da Giorgia Meloni, semplifica la vita. Michele Serra ha sintetizzato il tutto con una battuta pungente e amara: “Se rinasco voglio essere di destra, è più facile”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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