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lunedì, 28 Novembre 2022

Giorgia Meloni presenta il suo manifesto: “Parto sfavorita ma stravolgerò i pronostici”

Un’ora e dieci minuti per presentare il suo ‘manifesto’ alla Camera e chiederne la fiducia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima donna alla guida di un esecutivo nella storia della nostra repubblica, è intervenuta a Montecitorio per descrivere, con grande determinazione ma anche con una voce che lasciava trapelare a tratti una forte emozione, il programma del suo governo.

Emozione naturalmente per il risultato raggiunto conquistando, lei donna, palazzo Chigi. “Si è rotto un pesante tetto di cristallo” ha sintetizzato Meloni ricordando e chiamandole – solo per nome – le donne che hanno lottato e reso possibile il traguardo di oggi, da Oriana Fallaci a Nilde Jotti, da Tina Anselmi a Maria Montessori, a Rita Levi Montalcini a Samantha Cristoforetti.

70 minuti per anticipare i punti del programma e per spiegare come intende sviluppare nei prossimi cinque anni l’azione del suo governo di destra-centro. Nel discorso punteggiato da una settantina di applausi, alcuni non solo dai banchi della maggioranza, e dopo il saluto omaggio a Sergio Mattarella e Mario Draghi, Meloni ha chiarito che il suo è un governo “politico” che si comporterà pragmaticamente ed ha illustrato su quali basi e in vista di quali obiettivi agirà, senza nascondere le drammatiche sfide che si troverà di fronte da subito, dal caro-bollette alla guerra in Ucraina: “Siamo come una nave in tempesta con le vele strappate che tenta di rientrare in porto”, ha detto. “Ci riusciremo, la barca è solida, ricuciremo le vele ma non possiamo perdere tempo perchè la situazione è difficilissima” ha aggiunto.

La premier ha toccato tutti i temi sul tappeto senza mancare di affrontare anche quelli per lei più delicati, quelli sui quali cioè è stata più volte attaccata dai suoi avversari politici: nessuna simpatia per tutti i regimi totalitari, “compreso il fascismo”, ha sottolineato, e la definizione di “vergogna assoluta” per le leggi razziali di Mussolini che sono state, restano e “resteranno per sempre una macchia indelebile per il popolo italiano”. Quanto alla situazione internazionale, non si discutono l’ancoraggio dell’Italia all’Unione Europea e alla Nato, con conseguente sostegno alla lotta del popolo ucraino contro l’invasione russa.

La premier ha ribadito l’intenzione di arrivare nel corso della legislatura a varare una riforma in senso presidenziale auspicando un coinvolgimento dell’opposizione e una riforma fiscale. Ha lasciato capire che si va verso una stretta sul reddito di cittadinanza, “una sconfitta”, l’ha definito, per chi potrebbe ma non trova lavoro, “perchè è il lavoro non l’assistenzialismo lo strumento con cui si batte la povertà, come ha detto papa Francesco”. All’orizzonte del governo anche un’inchiesta sugli sprechi e sulla corruzione che secondo la premier si sarebbero registrati in Italia nella prima fase della lotta al Covid: “Nonostante siano state adottate le misure più restrittive per arginarlo, si sono registrati 177mila decessi”. Di certo – ha assicurato – se dovesse ripresentarsi una pandemia il governo non si comporterebbe come è avvenuto nel recente passato.

Sull’immigrazione ha riproposto lo schema del blocco navale ma sullo schema di quello previsto dall’Europa nella “missione Sofia”, mai completamente attuato (blocco delle partenze, hub nei paesi del Nordafrica per l’esame delle richieste d’asilo). In sintesi, no all’immigrazione illegale, sì all’asilo per chi fugge da guerre e dittature perchè, ha scandito, “chi viene in Italia non lo decidono gli scafisti”.

Il finale del discorso programmatico è stato accompagnato da note personali, una sorta di autoritratto: “Provengo da un’area culturale che è stata spesso confinata ai margini della Repubblica e non sono certo arrivata fin qui fra le braccia di un contesto familiare e amicizie influenti” ha puntualizzato la neo-premier. “Ora lavorerò con l’aiuto di una squadra di ministri, con la fiducia e il lavoro di chi voterà favorevolmente e con gli spunti che arriveranno dalle critiche”. Un compito gravoso ma lei è pronta a ribaltare ogni pronostico negativo: “Rappresento ciò che gli inglesi chiamerebbero underdog, lo sfavorito, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici. Intendo farlo ancora” ha assicurato.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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