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venerdì, 9 Dicembre 2022

Roma e Parigi ai ferri corti per i migranti. Salta il ‘Trattato del Quirinale’?

Roma e Parigi ai ferri corti per i 234 migranti della Ocean Viking che l’Italia ha respinto e che la Francia ha deciso invece di accogliere ma senza nascondere la sua forte irritazione, anzi minacciando fuoco e fiamme per il comportamento delle autorità del Belpaese.

La nave della Ong Sos Mediterranée, lasciate le acque italiane, sbarcherà i profughi raccolti nel canale di Sicilia venerdì nel porto di Tolone ma il sì di Parigi allo sbarco dei migranti è stato accompagnato da un attacco senza precedenti al governo italiano “colpevole” – ha detto il ministro degli Interni francese Darmanin – di un atteggiamento “disumano, incomprensibile e ingiustificabile”.

Parole forti che innescano una crisi diplomatica e che fanno ritenere superato se non addirittura stracciato il ‘Trattato del Quirinale’ per una cooperazione bilaterale rafforzata tra Italia e Francia. Un trattato firmato giusto un anno fa, il 26 novembre del 2021, da Mario Draghi ed Emmanuel Macron al Quirinale con l’obiettivo dichiarato di migliorare le relazioni bilaterali, in particolare nei settori industriale e culturale, e anche con quello, sottinteso, di costituire un’alternativa all’asse franco-tedesco, come motore dell’Unione europea. 

Mal si concilia infatti l’obiettivo del Trattato del Quirinale con l’attacco del governo francese: il ministro dell’Interno d’Oltralpe ha invitato “tutti gli altri partecipanti” al meccanismo di ricollocamento europeo dei migranti, in particolare la Germania, a “sospendere l’accoglienza dei profughi attualmente in Italia”. Intanto la Francia si porta avanti: Parigi ha deciso di sospendere la ricollocazione dei 3.500 rifugiati, attualmente in Italia, che Parigi e Berlino si erano impegnati ad accogliere entro l’estate del 2023. In più sta per inviare 500 poliziotti al confine con l’Italia per bloccare eventuali ingressi di migranti.

Insomma un confronto molto aspro tra due paesi confinanti fondatori della Ue e fino ad oggi particolarmente legati. “Le autorità italiane non sono state neppure professionali – questa la denuncia francese – perchè hanno lasciato 20 giorni questa nave senza comunicare nessuna decisione. Ma – ha aggiunto Darmanin – sarà comunque l’Italia a rimetterci “poiché noi eravamo impegnati con la Germania a ricollocare 3.500 persone entro l’estate del 2023, persone che sarebbero arrivate in Italia, in particolare in base al diritto marittimo. Se noi accogliamo questi 234 migranti non rilocalizzeremo nessuna delle persone che ci eravamo impegnati ad accogliere nelle prossime settimane”. In sintesi: “La Francia deplora molto profondamente che l’Italia abbia fatto la scelta di non considerarsi come uno Stato europeo responsabile” ha aggiunto Darmanin assicurando che la Francia “trarrà tutte le conseguenze” dell’atteggiamento italiano anche sugli altri aspetti della “relazione bilaterale” tra i due Paesi.

Da ministro a ministro, a Darmanin ha risposto il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, che ha definito la reazione francese alla richiesta di accogliere 234 migranti “totalmente incomprensibile” quando l’Italia “ne ha accolti 90.000 solo quest’anno”. “Ciò dimostra quanto la postura delle altre nazioni di fronte all’immigrazione illegale sia ferma e determinata. Quello che non capiamo – ha aggiunto – è in ragione di cosa l’Italia dovrebbe accettare di buon grado qualcosa che gli altri non sono disposti ad accettare”. Poi la contraccusa: “La solidarietà europea viene sbandierata ma l’Italia ha affrontato finora questo problema da sola e il nostro sistema di accoglienza è in gravissima difficoltà. E’ evidente quindi che l’Italia non potrà dare la propria adesione a soluzioni per un Patto europeo non adeguatamente bilanciato tra misure di solidarietà e di responsabilità. I Paesi di primo ingresso non possono, infatti, da soli sopportare l’onere di una responsabilità esclusiva nella gestione dei flussi”. Per questo – ha concluso – l’Italia continua a sostenere che la soluzione più seria è lavorare insieme per fermare le partenze dal nord Africa”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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