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mercoledì, 1 Febbraio 2023

Migranti, l’Italia trova sponda negli altri Paesi di primo ingresso. Dichiarazione con Malta, Cipro e Grecia. Ong confermano impegno per salvataggi

Resta aperto il fronte migranti nell’Unione europeo, dopo le tensioni tra Roma e Parigi sulla nave Ocean Viking di SOS MEDITERRANEE. Fonti di Bruxelles indicano che si sta pensando di convocare una riunione, probabilmente a livello tecnico, per fare il punto e portare avanti un’iniziativa a livello europeo. Nella prima settimana di dicembre ci sarà poi l’incontro dei ministri nel Consiglio Affari Interni. Intanto Roma ha trovato sponda in altri Paesi di primo ingresso.

Onere

I ministri dell’Interno di Italia, Malta e Cipro e quello greco della Migrazione e dell’asilo hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta. Non risulta l’adesione della Spagna, che fa parte del gruppo gruppo MED5. Nel documento si legge: “In quanto Paesi di primo ingresso in Europa” dobbiamo “sostenere l’onere più gravoso della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. Abbiamo sempre sostenuto con forza la necessità di sviluppare una nuova politica europea in materia di migrazione e di asilo, realmente ispirata ai principi di solidarietà e responsabilità. Equamente condivisa tra tutti gli Stati membri”.

Relocation

Nel giugno scorso, si ricorda, è stato istituito “un meccanismo di relocation temporaneo e volontario, nonostante i Paesi MED 5 sostenessero uno schema di relocation obbligatoria. Purtroppo, il numero di impegni assunti rappresenta solamente una frazione molto esigua del numero effettivo di arrivi irregolari. Inoltre, il meccanismo si è dimostrato lento nel raggiungere l’obiettivo dichiarato”. Per i quattro Paesi di primo ingresso firmatari, tutti a guida di centro-destra tranne Malta, “tutto ciò è increscioso e deludente, soprattutto” a fronte di “una pressione migratoria che sta mettendo a dura prova il nostro sistema di asilo e di accoglienza”. Per questo “non possiamo sottoscrivere l’idea che i Paesi di primo ingresso siano gli unici punti di sbarco europei possibili per gli immigrati illegali. Soprattutto quando ciò avviene in modo non coordinato sulla base di una scelta fatta da navi private, che agiscono in totale autonomia rispetto alle autorità statali competenti”.

Modus operandi

Severo l’attacco al “modus operandi” delle Ong, ritenuto “non in linea con lo spirito della cornice giuridica internazionale sulle operazioni di search and rescue, che dovrebbe essere rispettata. Ogni Stato deve effettivamente esercitare la giurisdizione e il controllo sulle navi battenti la propria bandiera”. Di qui la richiesta alla Commissione e alla Presidenza UE di avviare urgentemente “una discussione seria su come coordinare meglio le operazioni nel Mediterraneo”. Una posizione che non intacca la volontà delle Ong di proseguire nelle attività di salvataggio.

In mare

Dopo lo sbarco a Tolone dei migranti respinti dall’Italia, SOS MEDITERRANEE rimarca: “Prevediamo di tornare in mare molto presto, entro poche settimane. Niente ci farà rinunciare all’imperativo del soccorso in mare. È criminale lasciare questo spazio marittimo senza mezzi e risorse dedicate al soccorso. Gli Stati dell’UE devono smettere di ignorare le richieste di aiuto o, peggio, impedire il lavoro di chi supplisce alle loro mancanze. I Paesi costieri più vicini alle nostre operazioni devono rispettare il diritto internazionale e consentire ai naufraghi di sbarcare”. L’organizzazione umanitaria chiede “sostegno finanziario a coloro che condividono i nostri valori e desiderano contribuire a salvare vite umane”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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