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mercoledì, 1 Febbraio 2023

Bambole del sesso: la Corea del Sud riapre le frontiere

La Corea del Sud revoca il divieto di importazione di bambole del sesso per adulti. La decisione arriva dopo anni di dibattiti sull’interferenza del governo nella vita privata delle persone. Le linee guida attualmente riviste dal governo consentono alle bambole con sembianze adulte e per adulti di passare attraverso la dogana. Mentre quelle simili a bambine e bambini  sono ancora vietate (come in altri paesi come Gran Bretagna e Australia). Questo tipo di oggettistica in realtà non è bandita nel Paese tuttavia dal 2018 migliaia di bambole sono state sequestrate all’entrata dai servizi doganali. I funzionari hanno bloccato l’importazione di sex dolls a grandezza naturale in base a una legge che limita i beni che sono visti come dannosi per le tradizioni e la morale pubblica.

Le bambole del sesso non ledono la dignità umana

Gli importatori hanno fatto le loro denunce in tribunale in questi anni chiedendo la revoca del divieto e il rilascio delle bambole in dogana. Affermando che i prodotti non ledono la dignità umana. Nel 2019, la Corte Suprema ha confermato che le bambole del sesso utilizzate per uso personale rientrano nella stessa categoria della pornografia, che è strettamente regolamentata, ma legale. 250mila persone, tuttavia, hanno firmato una petizione per fermare l’importazione delle bambole in Corea del Sud. Gli autori della petizione ha affermato che le bambole potrebbero portare a un aumento dei crimini sessuali. La questione è stata risolta quando, lunedì 26 dicembre 2022, i funzionari doganali hanno deciso di revocare il divieto. La decisione è stata presa dopo aver esaminato le recenti sentenze dei tribunali e le opinioni delle agenzie governative competenti. Parere favorevole anche del Ministero per la famiglia e l’uguaglianza di genere.

Ma ‘oggettivizzano’ le donne

La decisione della dogana coreana ha consentito agli importatori di recuperare i propri prodotti dalla custodia del governo. La dogana infatti detiene ancora più di mille bambole del sesso arrivate in Corea del Sud negli ultimi quattro anni. Sono ancora vietate comunque quelle bambole che assomigliano a personaggi reali, come le celebrità dello schermo o della politica. Non è chiaro se il divieto di vendita si applichi anche alle bambole sessuali di produzione nazionale che assomigliano a minorenni. La decisione riflette le lente ma graduali mosse della Corea del Sud per limitare l’interferenza statale nella vita personale. Nonostante ciò alcune organizzazioni per i diritti delle donne hanno espresso nuovamente la loro opposizione all’uso delle bambole del sesso. L’obiezione riguarda il pericolo reale di oggettivazione sessuale delle donne e l’effetto negativo sulla morale pubblica.

Bambole in silicone e TPE

L’industria delle sex doll ha protestato contro i ritardi dei servizi doganali, che hanno fatto passare troppo tempo prima di accettare le decisioni statali. “La revoca del divieto di importare questi sex toys è arrivata dopo che per anni lo Stato ha sprecato i soldi dei contribuenti per azioni legali contro gli importatori. Il diritto delle persone di cercare la felicità nella sfera privata dovrebbe essere inalienabile e così l’utilizzo di oggetti come le bambole del sesso. Inoltre sono diversi gli usi che si possono fare con queste bambole. Inoltre va rilevato che alcune persone le utilizzano per scopi artistici e non sessuali”, hanno dichiarato i manager di Carenshare Co, la società di Seul che importa bambole del sesso. Comunque il mercato rimane florido, infatti durante la pandemia l’industria delle sex dolls ha raddoppiato i suoi in-come. A comprarle non sono solo uomini single ma anche coppie. Il lockdown è stato un colpo di fortuna. Oggi a dominare il mercato sono le bambole di silicone, ma sono costose. Quelle denomiante TPE (a elastomeri termoplastici) sono invece il vero affare: costano meno e al tatto sono come la pelle umana. 

Oriana Mariotti
Oriana Mariotti
Giornalista pubblicista dal 1997. Esperta di comunicazione a 360° ha partecipato alla nascita di Virgilio.it (Matrix), ex manager Gruppo Fiat e Gruppo L’Espresso. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Roma LUMSA.

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