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lunedì, 26 Febbraio 2024

Sanità: nei Pronto soccorso sempre più violenze contro gli infermieri. Fnopi denuncia i casi sommersi, “oltre 120mila non denunciati ogni anno”

Gli infermieri sono la categoria della sanità più colpita dalle aggressioni mentre svolgono il proprio lavoro. Le cifre ufficiali non tengono conto dei casi sommersi. Per Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, sono “oltre 120mila” gli episodi “non denunciati ogni anno”. Lo rivela un’analisi effettuata da otto università, capofila Genova. Rispetto ai circa 5mila casi denunciati di infermieri che hanno subito violenze fisiche o verbali, ce ne sono 26 volte di più, circa 125mila, non registrati.

Burnout

Il 75% sono violenze riguardano donne e nel 40% circa dei casi si tratta di violenze fisiche. Aggressioni che hanno lasciato il segno: il 33% delle vittime è caduto in situazioni di ‘burnout’, la sindrome legata allo stress lavoro-correlato, che porta il soggetto all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisich. Mentre il 10,8% presenta danni permanenti a livello fisico o psicologico. La denuncia di Fnopi in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. “Molti colleghi, non solo infermieri, ma tutte le professioni sanitarie a contatto con l’utenza, non denunciano le aggressioni verbali, perché sembra quasi sia diventata una modalità relazionale con cui fare i conti quotidianamente”, rimarca la presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli.

Servizi

“Il vissuto di un infermiere aggredito – aggiunge – è un vissuto che fa fatica ad essere elaborato. Ci sono studi internazionali che ci parlano di episodi di burnout, di stress, di disaffezione al lavoro e alla professione. Tanto è vero che in questi anni stiamo registrando moltissimi abbandoni”. Queste aggressioni, secondo la presidente Fnopi, sono “l’effetto di una serie di cause, che affondano le radici in diversi contesti, tra cui i modelli organizzativi e alcune mancate risposte che i cittadini patiscono. I bisogni dei cittadini spesso non vengono convogliati verso i luoghi più adeguati”. Così “molti accessi al Pronto soccorso non sono legati a situazioni di criticità vitali. Emergono, invece, bisogni di ascolto, necessità di presa in carico di situazioni complesse, che sfiorano la sfera socio-assistenziale. I cittadini, quindi, si aspettano una risposta da un servizio o da una struttura, che spesso non è quella idonea. Occorre investire affinché vi siano servizi territoriali sempre più capillari e conosciuti”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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