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lunedì, 27 Maggio 2024

Israele: proteste e scioperi obbligano Netanyahu a una prima marcia indietro sulla riforma della giustizia. Il governo di estrema destra mette a rischio la sicurezza dello Stato ebraico

Proteste di massa e scioperi, che hanno paralizzato anche l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, hanno obbligato il premier di destra israeliano, Benjamin Netanyahu, a una prima marcia indietro sulla sua contestata riforma della giustizia. In un discorso alla nazione Netanyahu ha annunciato che il governo rinvierà il voto sulla riforma di alcune settimane, alla prossima sessione parlamentare. L’obiettivo è quello di trovare un consenso ampio.

Scontro

Netanyahu ha parlato di uno scontro pericoloso, che sta mettendo in pericolo l’unità di Israele, addossando però le responsabilità a quella che ha definito una “minoranza estremista”. In realtà, la coalizione che guida ha raccolto alle elezioni dello scorso novembre, una risicata maggioranza di 64 seggi sui 120 membri della Knesset. Il governo più a destra nella storia dello Stato ebraico vorrebbe assumere il pieno controllo sul potere giudiziario, a partire dalla Corte suprema.

Democrazia

Un progetto che metterebbe a rischio la democrazia e la stessa sicurezza di Israele. Pericolo denunciato dal ministro della Difesa, Yoav Gallant, esponente di punta del partito Likud di Netanyahu, silurato dal premier proprio per la sua presa di posizione contraria alla riforma. Gallant aveva segnalato le preoccupazioni diffuse nella gran massa dei riservisti delle forze armate, in molti decisi a non servire quello che considerano come un regime “non democratico”. I riservisti sono una componente chiave dell’IDF, le forze di difesa israeliane, e svolgono ruoli di prima linea e nell’intelligence militare. Nel caso dell’aeronautica sono regolarmente coinvolti in operazioni di combattimento.

Posizione strategica

La scorsa settimana, il New York Times ha riferito che il capo di stato maggiore dell’IDF aveva avvertito della possibilità di dover ridurre la portata di alcune operazioni militari. Gallant non aveva poi nascosto le critiche della comunità internazionale, incluse quelle del più stretto alleato di Israele, gli Stati Uniti. Un mix destinato a indebolire la posizione strategica di Gerusalemme a fronte delle minacce dell’Iran e delle fazioni terroristiche palestinesi. Una pericolosa spaccatura sociale messa in rilievo dal presidente israeliano, Isaac Herzog, che aveva invitato Netanyahu a fermare le riforme per il bene dell'”unità del popolo di Israele. Sicurezza, economia, società sono tutte sotto minaccia. Questo è un momento di leadership e responsabilità”.

Oltranzisti

Gli esponenti delle forze di destra estrema e ultra ortodosse della coalizione guidata da Netanyahu hanno però minacciato di ritirarsi dal governo, qualora la contestata riforma non venisse stata portata vanti. Secondo il capo del partitino oltranzista Otzma Yehudit, il ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir, l’esecutivo non deve “arrendersi all’anarchia”. Come contropartita al rinvio Ben-Gvir avrebbe ottenuto l’istituzione di una forza di guardia nazionale, sotto il controllo del suo ministero.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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