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sabato, 20 Aprile 2024

“Traditori”, l’ultimo libro di Paolo Borrometi. Denuncia del lato oscuro, ecco chi ha infangato la storia d’Italia

“Come fango e depistaggio hanno segnato la storia italiana”. Il sottotitolo decodifica il titolo, “Traditori”, dell’ultimo libro di Paolo Borrometi, condirettore AGI, edito da Solferino. Si tratta di “una storia, alternativa e potente, del lato oscuro del Paese”. Un libro scritto da un giovane e impegnato giornalista, noto per la sua attività antimafia, nel solco ideale della prima storica controinchiesta: “La strage di Stato”, che svelava le responsabilità di organi istituzionali nella strage di Piazza Fontana.

Ostacoli

Oggi Borrometi torna a chiedersi: “Perché tante stragi e delitti in Italia rimangono impuniti? La ricerca della verità è un percorso a ostacoli e in troppi casi, prima ancora di cercare i colpevoli, si è messa in dubbio la credibilità di chi accusava. È accaduto a Giovanni Falcone quando si disse che la bomba dell’Addaura l’aveva piazzata lui stesso e a Paolo Borsellino la cui agenda rossa, misteriosamente scomparsa, sarebbe stata un ‘parasole'”. E ancora: “Don Diana? ‘Era un camorrista’. Peppino Impastato? ‘Un terrorista’. La lista dei nomi infangati per distrarre l’attenzione dai delitti è lunga. E questa strategia ha un nome preciso: mascariamento”. Il viaggio nella storia d’Italia in cui ci accompagna Borrometi, denuncia i “traditori”, i criminali che mirano a creare confusione per raggiungere i propri interessi illegittimi. Il tutto, sempre e in ogni caso, a discapito della verità.

Grumo

Un lungo percorso tra anomalie, depistaggi e buchi neri, che parte dallo sbarco degli americani in Sicilia nel 1943 per arrivare ai giorni nostri. Passando per le bombe degli anni Settanta e la strategia della tensione: da Portella della Ginestra a via Fani, dall’Italicus al Rapido 904, da Bologna a Capaci e Via d’Amelio. Fino all’arresto del latitante in servizio permanente effettivo, Matteo Messina Denaro. In occasione della presentazione del volume a Roma, Walter Veltroni ha parlato di “un grumo di sporcizia, di traffici, di depistaggi”, che ha condizionato la storia del nostro Paese. A fronte di ciò, esiste un diritto alla verità, almeno per quello che riguarda il passato, che dovrebbe essere interesse comune di tutti.

Provocazione

Con una provocazione intellettuale, il professor Alessandro Campi del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Perugia, si è chiesto se questa “controstoria d’Italia” possa essere sufficiente a descrivere completamente la realtà italiana. E se guardare soltanto la faccia oscura della medaglia, non possa alla fine disincentivare la motivazione all’impegno per un simile Paese. Per Borrometi, invece, è “proprio la voglia di togliere la polvere sotto il tappeto la cifra dell’impegno”. La motivazione per cui vale la pena cercare la verità e puntare a cambiare lo stato delle cose. Per il cardinale Mauro Gambetti la “riconciliazione con la storia e con la memoria consente di sperare che la vita pagata da tante vittime, apra finalmente a un futuro a lieto fine per le prossime generazioni”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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