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martedì, 23 Luglio 2024

Volo MH370 Malaysia Airlines a 10 anni dal disastro resta il mistero dell’aereo scomparso. Novità possibili dai cirripedi incrostati sui resti del Boeing

È scomparso dai radar dieci anni fa, meno di un’ora dopo il decollo del volo tra Kuala Lumpur e Pechino. Del Boeing 777 della Malaysia Airlines MH370, con a bordo 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio, non si è saputo più nulla. Sparito, in quel tragico 8 marzo 2014. Uno dei più grandi misteri nella storia dell’aviazione mondiale. La ricerca del relitto venne sospesa a gennaio 2017.

Reunion

E si concluse senza successo anche una seconda campagna condotta da Ocean Infinity, una società americana di esplorazione marina, avviata a gennaio 2018 e durata sei mesi. Inspiegabilmente il velivolo virò a ovest della rotta prevista, sopra la Malesia settentrionale. L’ultimo contatto fu con un radar militare sullo Stretto di Malacca. Da allora il resto di maggiori dimensioni rinvenuto nelle ricerche è stato un flaperon, la superficie di controllo posta sul bordo di uscita delle ali, emerso lungo la costa dell’isola di Reunion, nell’Oceano Indiano occidentale. Altri frammenti furono rinvenuti in Mozambico, Madagascar, Mauritius e Sudafrica.

Famiglie

Si sono spesi milioni di dollari alla ricerca del classico ago in un pagliaio. Ma i parenti dei passeggeri dell’MH370 attendono ancora risposte, e sperano. Il governo malese ha recentemente affermato che potrebbe iniziare una nuova ricerca, qualora dovessero emergere prove fresche. La maggior parte dei passeggeri del Boeing erano cittadini cinesi. A novembre scorso sono iniziate a Pechino le udienze per oltre 40 familiari, che chiedono un risarcimento fino a 11,2 milioni di dollari a Malaysia Airlines, a Boeing e a Rolls-Royce, produttore di motori. Secondo quanto riportato dai media statali cinesi, le famiglie di oltre un centinaio di vittime hanno già raggiunto accordi di risarcimento, che vanno dai 300 ai 400mila dollari.

Indizi

Il giornalista scientifico e aeronautico Jeff Wise, che produce il podcast “Deep Dive MH370”, ha detto all’emittente DW che effettuare una nuova ricerca nell’Oceano Indiano meridionale sarebbe “delirante. Dobbiamo pensare a questo caso in un modo diverso”. In particolare, i cirripedi, piccoli crostacei, trovati incrostati sul flaperon potrebbero fornire indizi preziosi sul percorso di deriva dei rottami attraverso l’oceano. Secondo studi scientifici i cirripedi crescono in modo diverso a seconda di quanto tempo l’oggetto su cui sono attaccati sia rimasto immerso e a seconda della temperatura dell’acqua. Nel 2021 un ingegnere aeronautico britannico, Richard Godfrey, dopo un lavoro durato più di un anno, affermò di sapere dove si era schiantato l’MH370. Secondo i suoi calcoli il Boeing è precipitato nell’Oceano Indiano a 2000 chilometri a ovest di Perth, nell’Australia occidentale. “Il relitto – ha comunque ammesso – potrebbe essere dietro una scogliera o in un canyon sul fondo dell’oceano, magari fino a 4 mila metri di profondità”.

Alieni

Nel corso degli anni sono state analizzate tutte le ipotesi: dal dirottamento al coinvolgimento dell’equipaggio – l’FBI ritrovò sul disco rigido del simulatore di volo nella casa del pilota una rotta simile a quella presunta dell’incidente, ma non venne dimostrato alcun coinvolgimento -, al trasporto di merci non autorizzate. Non sono mancate quelle strampalate, come il risucchio in un buco nero o il rapimento da parte di alieni. Di sicuro ha rimarcato Grace Nathan, che ha perso la madre Anne nell’incidente: “È un incubo che continua, senza una fine. Speriamo sempre in qualcosa di nuovo, in una svolta”. In risposta alla scomparsa del volo MH370, l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO) Ha adottato nuovi standard tracciamento degli aeromobili. Inoltre, a partire dal 2020 i nuovi velivoli progettati devono disporre di modalità di recupero dei registratori di volo, o delle informazioni che contengono, prima che il velivolo si inabissi.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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