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sabato, 20 Aprile 2024

Gaza: Consiglio di Sicurezza ONU chiede cessate il fuoco e liberazione ostaggi. L’astensione USA e l’isolamento di Netanyahu

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione che chiede un “cessate il fuoco immediato” per la fase finale del Ramadan a Gaza. Gli Stati Uniti si sono astenuti, senza porre il veto. Il testo approvato prevede anche il rilascio degli ostaggi israeliani catturati dai terroristi di Hamas nell’attacco del 7 ottobre. La mossa degli Stati Uniti segnala le divergenze con Israele su una offensiva a Rafah, anche se la Casa Bianca segnala che non si tratta di un cambiamento di rotta politico. Il governo del premier Benjamin Netanyahu appare internazionalmente sempre più isolato e annuncia l’annullamento della visita programmata per questa settimana di una delegazione alla Casa Bianca.

Linea rossa

La risoluzione è stata approvata con 14 voti favorevoli, compresi quelli di Gran Bretagna e Francia – componenti permanenti del Consiglio di sicurezza – e di Giappone, Corea del Sud, Svizzera, Malta e Slovenia. Israele è ora diplomaticamente più isolato che mai ed è in contrasto con gli Stati Uniti su una serie di questioni tattiche. Con le sue dichiarazioni oltranziste Netanyahu ha trasformato la questione di Rafah in una linea rossa umanitaria che a questo punto ben difficilmente può essere oltrepassata. L’amministrazione Biden non chiede la fine della lotta contro Hamas. Si vuole però evitare l’escalation della guerra, magari anche a livello regionale, e ridurre il numero delle vittime civili.

Ritardi

Per contro Netanyahu ha sempre confermato parole estremiste e non ha mantenuto le promesse o ha causato ritardi sulla questione degli aiuti umanitari. Non è questo un atteggiamento che risponda ai temi posti dal più grande alleato di Israele, soprattutto in tempo di guerra. A Washington la domanda è: se gli israeliani non sono in grado di garantire che non vi siano la carestia e la fame nelle aree sotto il loro controllo nel nord di Gaza, come potrebbero evacuare oltre un milione di civili da Rafah ed evitare una catastrofe umanitaria? La risoluzione sottolinea “l’urgente necessità di espandere il flusso di assistenza umanitaria verso l’intera Striscia di Gaza” e ha chiede la “rimozione di tutte le barriere alla fornitura di assistenza umanitaria su larga scala”.

Alternative

Il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha rimarcato la necessità di “alternative rispetto una grande offensiva di terra” nel sud di Gaza, “perché non crediamo che un’offensiva di terra a Rafah sia la giusta linea d’azione”. L’ambasciatrice americana all’ONU, Linda Thomas-Greenfield, ha spiegato: “Crediamo sia importante che il Consiglio parli apertamente e chiarisca che qualsiasi cessate il fuoco deve avvenire con il rilascio di tutti gli ostaggi”. Dal canto suo la Francia ha sollecitato l’avvio dei lavori per un cessate il fuoco “permanente”. La “crisi non è finita – ha detto il rappresentante di Parigi alle Nazioni Unite, Nicolas de Riviere -. Il Consiglio di Sicurezza dovrà restare mobilitato e rimettersi immediatamente al lavoro”. L’ambasciatrice del Regno Unito, Barbara Woodward, ha sottolineato: “Una catastrofe umanitaria si sta svolgendo davanti ai nostri occhi. Chiediamo che questa risoluzione venga attuata immediatamente”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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