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venerdì, 14 Giugno 2024

Pd: Elly Schlein verso il match con Meloni, proposte concrete e niente polemiche inutili. Risultato Europee decisivo per costruire alternativa alla destra

Elly Schlein lavora sodo per le Europee. La segretaria Pd gira per l’Italia e si prepara al match tv con Giorgia Meloni, non fa polemiche sterili e incalza la destra con proposte concrete. Il suo stile piace, perché all’interno del partito non dice: “Qui comando io, e basta”. Le sue prese di posizione sono ponderate ed equilibrate, rifuggono al massimalismo da operetta in cui si esibisce quotidianamente il capo grillino Conte. Il confronto centrale delle Europee si svolgerà 23 maggio ‘fuori casa’, a “Porta a Porta”, e per di più con un arbitro che si prevede ‘casalingo’, l’immarcescibile Bruno Vespa.

Antipodi

Schlein mette le carte in chiaro: con Meloni abbiamo “due visioni agli antipodi dell’Italia e dell’Europa. Da una parte un approccio ipocrita di chi si riempie la bocca con prima gli italiani, ma poi non fa nulla per risolvere i loro problemi, anzi li aggrava. Dall’altra chi come il Pd ha idee e proposte per aggredire le questioni che stanno a cuore alle persone: sanità, lavoro, scuola. E che vede nell’Europa più unita e federale la speranza per un mondo di pace e di cooperazione tra i popoli”. Parole prive di aggressività inutile anche quando, intervistata da Repubblica, la segretaria Pd scandisce: “A preoccuparci è la campagna ungherese portata avanti dalla destra: la delegittimazione di giornalisti, magistrati e intellettuali. La censura e il fastidio verso ogni forma di dissenso”.

Liguria

Sul caso Toti, Schlein dice con fermezza: “Alla luce della gravità del quadro che sta emergendo, le dimissioni sono necessarie e opportune”. In Liguria “quel che sta uscendo racconta anni di malgoverno e malasanità, una intollerabile commistione fra politica, affari e mafie”. Quindi niente trombonate giustizialiste, è infatti “la politica, tutta”, a dover “alzare la guardia. Detto ciò, non posso non notare la differenza che c’è” con la destra: “Se gli arresti colpiscono le amministrazioni di destra, premier e ministri indossano la toga degli avvocati difensori. Inaspriscono le pene per i ragazzi che protestano in strada, ma poi diventano ipergarantisti con i delitti dei colletti bianchi”.

Lavoro e salute

La segretaria entra con franchezza nella vita degli italiani, a partire da due temi decisivi lavoro e salute. “Il lavoro per il Pd è tornato essere centrale, c’è stata una ricucitura dopo gli errori del passato”. Ci batteremo anche in Europa per “il salario minimo, gli ammortizzatori sociali sul modello Sure e lo stop agli stage non pagati”. Sulla sanità è netto il no al modello che vorrebbe imporre la destra e a sostegno della quale si sta costruendo un carrozzone mediatico che punta a inglobare anche l’AGI, la seconda agenzia di stampa italiana. Schlein rimarca: “Loro vogliono una sanità per cui chi ha il portafogli gonfio si rivolge al privato per saltare le lista d’attesa”, mentre gli altri, i meno abbienti, devono rinunciare a curarsi. La sanità diventa “la madre di tutte le battaglie”, con l’esame in Parlamento della proposta di legge Schlein per impedire lo smantellamento del SSN (Servizio sanitario nazionale), incrementando gradualmente la spesa sanitaria fino a raggiungere la media europea del 7,5% del PIL.

Europa

Lotta civile e democratica, con l’appuntamento del 2 giugno a Roma in difesa della Costituzione, contro la riforma istituzionale targata Giorgia e quella Salvini sulle autonomie. Da un lato c’è “l’idea che debba prevalere la legge del più forte, consentendo al premier di decidere sulla vita del Parlamento”. Dall’altro lato, l’autonomia differenziata punta ad “aumentare le diseguaglianze, come se ci fossero italiani di serie A e B”. In chiave assolutamente europea gli impegni di politica estera: “Chiediamo all’UE – sottolinea Schlein – un maggiore sforzo diplomatico e politico per isolare la Russia e far cessare quel conflitto, verso una pace giusta negoziata alle condizioni che stabiliranno gli ucraini. Sostenere Kiev anche con l’invio di armi non significa auspicare che si combatta fino all’ultimo fucile, ma evitare che Putin riscriva i confini con l’esercito”. Europa importante anche in Medio Oriente per non far svanire il progetto “due popoli, due Stati”, con il riconoscimento – dice Schlein – dello Stato di Palestina, nel rispetto del diritto alla sicurezza di Israele. Diciamo no al terrorismo di Hamas, no alla guerra e bisogna fermare la follia di Netanyahu e portare tutti gli aiuti umanitari necessari. Per questo il Partito democratico continua a insistere sul cessate il fuoco immediato”.


Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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