Sarà davvero un Zelensky più propenso alla pace, come dicono fonti della Nato citate da Bloomberg, quello che sarà domani a Roma per un incontro con la premier Giorgia Meloni prima di volare a Parigi dal presidente Macron e a Berlino dal cancelliere Scholz? In programma anche una visita in Vaticano per l’udienza da papa Francesco che coglie ogni occasione pubblica per invocare il raggiungimento della pace e la fine della guerra tra Mosca e Kiev. Saltato il vertice di Ramstein sulla ricostruzione dell’Ucraina per l’assenza di Biden impegnato a monitorare dalla Casa Bianca i danni dell’uragano Milton, intanto oggi il leader ucraino è volato in Croazia per un incontro con i paesi dell’Est Europa. Ai leader europei sostenitori della causa ucraina, in gran parte ansiosi di scorgere qualche spiraglio per una ‘pace giusta’ Zelensky illustrerà il suo “piano per la vittoria”, un piano che potrebbe contenere qualche novità positiva pur non prevedendo ancora ‘contrattazioni’ con Putin sulla sovranità o sul territorio ucraino. Un’iniziativa che non potrebbe non tener conto della situazione determinatasi sul terreno dopo due anni e mezzo di guerra costata decine di migliaia di morti: la limitata porzione della regione russa di Kursk conquistata dagli ucraini e il Donbass, in gran parte ormai sotto il controllo dell’esercito di Mosca poco contrastato dalle truppe di di Kiev. Lo spiraglio, secondo fonti Nato, consisterebbe nell’ammissione da parte di Kiev che comunque la guerra deve finire. E in un Zelensky non più attestato sulle posizioni intransigenti di un anno fa, un leader ucraino che pensa in maniera più concreta alla fine del conflitto.
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