I partiti che hanno deciso di mettere fine al ‘realismo’ di Mario Draghi, si trovano ora – chi in maggioranza e chi all’opposizione – a fare i conti con il principio di realtà, dopo le tante promesse elettorali, a partire da quelle sul taglio delle tasse. E le cose però non sembrano andare bene… L’Europa, passati il Covid e lo scoppio della guerra in Ucraina, è tornata a richiedere impegni vincolanti. Maggioranza e opposizione, al di là dei proclami europeisti, rischiano però con le loro mosse di mettere il Paese fuori dei giochi europei.
Visione
Nelle dichiarazioni quotidiane è evidente l’assenza di visione, la logica del muoversi giorno per giorno, il tira e molla. In un affastellarsi di proposte buttate nel tritacarne, senza alcun tipo di concretezza rispetto alla necessità di riportare un po’ di equilibrio nei disastrati conti pubblici ed esponendo l’Italia inerme a ogni possibile uragano economico. Al di là del continuo battibeccare tra i leader o presunti tali, lo stato dei conti pubblici richiede decisioni stringenti: va ridotto il debito e va riformato un sistema tributario iniquo.
Unione Europea
L’Unione Europea la primavera scorsa ha reintrodotto vincoli puntuali e chiede ai Paesi con un debito superiore a quanto previsto dai Trattati un percorso credibile di aggiustamento in un periodo di quattro anni, che può essere esteso fino a sette se il Paese si impegna a realizzare un programma di riforme e di investimenti, soprattutto nella direzione della transizione ecologica e digitale. Si tratta dei cosiddetti Piani nazionali strutturali di bilancio di medio termine (PSB). Quello dell’Italia è stato illustrato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
Fisco
Ma appena si comincia a parlare degli interventi per la riduzione del debito pubblico, ecco che parte la bagarre. Maggioranza e opposizione ritrovano la verve della campagna elettorale e sparano a palle incatenate. “Ndo cojo cojo”, si direbbe in romanesco… L’importante sembra però essere non “cogliere” gli elettorati di rispettiva competenza con quelli che comunemente vengono chiamati i “sacrifici”. In tema fiscale la destra punta sempre a rassicurare i suoi fedeli elettori ‘evasori’. E allora si torna allo schema ben noto: lassismo e ingiustizia. Tra un invettiva e l’altra, amplificate dalla taverna social, si cerca di sbarrare la strada non soltanto a una giusta tassazione sui grandi patrimoni, ma si continua a perseguire – come rileva l’economista Emanuele Felice – “la diversità di trattamento” tra lavoratori dipendenti e pensionati da un lato e dall’altro lato i lavoratori autonomi.
Discriminazione
Con un sistema di tassazione – rimarca l’economista Alessandro Santoro – difforme “tra redditi tassati in modo progressivo e redditi tassati in modo piatto”. Una vera e propria discriminazione, che andrebbe superata abolendo il regime forfettario per gli autonomi e, al di sopra una certa soglia, anche la cedolare secca sugli immobili. Sembra si parli di fantascienza, quando basterebbe la giusta la volontà politica. “Occorrono – commenta amaramente dalle colonne del Corriere della sera, Mauro Magatti – una compattezza e una qualità” della politica, “che di questi tempi sembrano difficili da trovare”.
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