Mozambico: Daniel Chapo per il FRELIMO è il nuovo presidente, con il 70,67% dei voti

I mozambicani hanno deciso di confermare la fiducia al FRELIMO, il Fronte di Liberazione del Mozambico. Daniel Chapo, 47 anni, è il vincitore delle elezioni presidenziali del 9 ottobre, con il 70,67% dei voti. I risultati ufficiali – che dovranno essere essere convalidati dal Consiglio Costituzionale, cui spetterà l’esame di eventuali ricorsi – sono stati resi noti nella capitale Maputo dalla Commissione Elettorale Nazionale (CNE). Nelle elezioni legislative, svoltesi contemporaneamente, il FRELIMO si è confermato primo partito del Paese dell’Africa Meridionale che si affaccia sull’Oceano Indiano e ha conquistato la maggioranza dei seggi nell’Assemblea della Repubblica.

Osservatori

Chapo è il quinto presidente del Mozambico e subentra a Filipe Nyusi, 65 anni, che lascia dopo aver raggiunto il limite massimo dei due mandati. Per la prima volta è stato scelto un presidente nato dopo l’indipendenza del Paese dal dominio coloniale del Portogallo nel 1975. Il principale candidato alternativo, Venancio Mondlane, ex Renamo e ora a capo della coalizione Podemos, ha ottenuto il 20,32%, mentre al capofila della Renamo, Ossufo Momade, è andato il 5,81%. Nonostante gli osservatori internazionali abbiano rilevato come la campagna elettorale e le elezioni si siano svolte in un ambiente pacifico e ordinato, sul Paese pesa la cappa della disinformazione sostenuta dai grandi poteri neo-coloniali a livello internazionale.

Mandela

Lo schema è consolidato in tutto il Continente africano e in Mozambico in particolare si concentra contro il FRELIMO, che fa parte dell’Internazionale socialista, accusato di brame autoritarie. Il tutto cercando di dare credibilità politica a chi nel Paese ne ha ben poca, ovvero la Renamo e i suoi epigoni. La Renamo all’indomani della lotta di indipendenza scatenò una sanguinaria guerra civile, con atrocità ai danni della popolazione civile, grazie al sostegno militare e finanziario degli allora governi segregazionisti bianchi di Sudafrica e Rhodesia. Chapo si muove nel solco tracciato dai padri del Mozambico libero: Eduardo Mondlane e Samora Machel, personalità della lotta anti-coloniale in Africa al pari di Nelson Mandela, Agostinho Neto, Amilcar Cabral o Patrice Lumumba.

Riduzione della povertà

Nella sua campagna elettorale Chapo, espressione della volontà di rinnovamento generazionale del FRELIMO in un Paese dove i giovani sono la maggioranza della popolazione, ha posto l’accento sull’impegno per la riduzione della povertà e la stabilizzazione politica. Il FRELIMO, ha rimarcato il presidente Chapo, è “un partito organizzato, strutturato e maturo. Un partito di pace e di armonia”. Mondlane e Momade hanno immediatamente contestato i risultati. Mondlane si è autoproclamato vincitore incitando alla rivolta. Nei giorni successivi alle votazioni si sono verificati incidenti e disordini controllati dalla polizia, organizzati da chi puntava a sovvertire il risultato delle urne con la violenza in stile assalto al Campidoglio. Mia Couto, scrittore tra i più noti a livello internazionale dell’Africa di lingua portoghese, ha affermato: “Le divergenze sui risultati delle elezioni non possono essere risolte con la violenza”. Nel clima bollente si è dovuto registrare il drammatico assassinio di Elvino Dias, avvocato di Mondlane, e di un dirigente di Podemos, Paulo Guambe. Il presidente in carica Nyusi ha nettamente condannato i barbari omicidi a nome di tutti i mozambicani, invitando a non alimentare la violenza.

Sviluppo

Il Mozambico, 35 milioni di abitanti, è attualmente classificato tra i Paesi in via di sviluppo con un forte tasso di povertà e un ingente debito. Grazie alle ricche risorse naturali le aspettative di crescita restano comunque favorevoli, il Paese è un partner di rilievo per l’Italia nel Continente africano. Pesante resta l’impatto degli shock dovuti ai cambiamenti climatici, con siccità e cicloni, mentre gli sforzi per sfruttare le enormi riserve di gas naturale sono stati ostacolati da un’insurrezione condotta dai terroristi dello Stato islamico nella provincia nord-orientale di Cabo Delgado.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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