Cold case: la Polizia olandese si affida a un ologramma per risolvere l’assassinio di una giovane prostituta nel 2009. L’immagine 3D proiettata nel quartiere a luci rosse di Amsterdam

L’ologramma di Bernadette “Betty” Szabo, assassinata ad Amsterdam nel 2009, sembra chieder aiuto dalle vetrine del famoso quartiere a luci rosse della capitale dei Paesi Bassi. L’immagine in 3D generata al computer da raggi di luce laser, è stata realizzata dalla Polizia olandese nel tentativo di risolvere il cold case dell’assassinio della prostituta 19enne di origine ungherese. Vestita con hot pants di jeans scoloriti, un reggiseno leopardato e con il tatuaggio di un drago che serpeggia dal petto allo stomaco, la giovane sembra bussare alla vetrina per chiedere aiuto e verità sulla sua uccisione.

Accoltellata

Il 20 febbraio 2009 Betty fu ritrovata da alcune colleghe in una pozza di sangue. Era stata brutalmente accoltellata decine di volte. Da quel giorno sono passati quindici anni e l’assassino resta ancora misterioso. Gli inquirenti sperano che l’ologramma particolarmente realistico attiri l’attenzione e aiuti a risvegliare i ricordi di possibili testimoni. All’epoca la polizia esaminò le tracce sulla scena del crimine, studiò i filmati delle telecamere di sorveglianza e interrogò molte persone, ma nonostante gli sforzi l’indagine finì per arenarsi. “L’ologramma – spiega Benjamin van Gogh, coordinatore del team persone scomparse della Polizia di Amsterdam – è un modo per fare un passo avanti. È la prima volta che facciamo qualcosa del genere e a dire il vero siamo un po’ nervosi”.

Giustizia

“Vogliamo rendere giustizia a Betty, alla sua famiglia e ai suoi amici e ci impegniamo a farlo con dignità. È difficile – spiega l’inquirente – stabilire cosa serva per convincere i possibili testimoni, ma crediamo che l’ologramma di Betty possa creare una certa connessione con lei e quindi convincere qualcuno a farsi avanti”. La Polizia ha anche aumentato a 30mila euro la ricompensa per chi fornirà elementi utili. Betty era nata a Nyíregyháza, nell’Ungheria nord-orientale, di famiglia povera era una brava studentessa e un’appassionata di violino. A 18 anni decise di cambiare vita e di partire per Amsterdam, dove iniziò a lavorare come prostituta. Presto rimase incinta, ma continuò l’attività e venne assassinata tre mesi dopo aver partorito. Il suo bambino dato in affidamento non ha avuto modo di conoscere la madre.

Coraggio

La detective Anne Dreijer-Heemskerk è determinata a dare una svolta alle indagini: “Sebbene ogni caso di omicidio sia tragico, la storia di Betty è particolarmente toccante. Una giovane donna di soli 19 anni strappata alla vita in un modo così orribile”. In una intervista a Sky News, l’investigatrice ha rimarcato: “Betty è stata assassinata in uno dei luoghi più trafficati di Amsterdam, forse di tutti i Paesi Bassi. È difficile credere che nessuno abbia visto o sentito, ci devono essere persone che sanno di più sulla morte di Betty”. Forse qualcuno oggi potrebbe trovare il coraggio di parlare, magari riferendo delle voci. Secondo i criminologi di solito i responsabili di crimini come quello costato la vita a Betty raccontano o si fanno sfuggire qualcosa con più persone.

Bordelli

Il quartiere a luci rosse di Amsterdam è frequentato quotidianamente da turisti provenienti da tutto il mondo e la Polizia non esclude che l’autore del delitto provenisse dall’estero. Nello storico quartiere a luci rosse, la presenza digitale della giovane vittima ricorda la vulnerabilità delle prostitute. Nonostante una serie di misure di sicurezza, esercitano una attività particolarmente pericolosa. Secondo la celebre guida Lonely Planet, quello di Amsterdam è il “red district” più famoso d’Europa. Un labirinto di viuzze medievali nel cuore della città, nell’area conosciuta come De Wallen, attorno ai canali di Oudezijds Voorburgwal e Oudezijds Achterburgwal. Da tempo gli amministratori della capitale olandese, anche per fronteggiare gli effetti indesiderati dell’overtourism nel quartiere a luci rosse, sono alle prese con un controverso progetto di trasferire le famose vetrine e i bordelli in una nuova “zona erotica” in periferia.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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