La fallimentare politica della destra sui migranti, basata sulla criminogena legge Bossi-Fini del 2002 e sugli altrettanto biasimevoli provvedimenti sicuritari del governo gialloverde Conte/Salvini, rischia – come nel caso del generale libico Almasri – di mettere a rischio la sicurezza nazionale. Al di là della facciata positiva rappresentata da Giorgia Meloni, il governo annaspa vistosamente sul fronte internazionale, anche a causa delle debolezze in tema di politica dell’immigrazione, vedi la paradossale vicenda dei centri in Albania.
Indisturbato
Il generale libico capo della polizia giudiziaria a Tripoli accusato di torture, per il quale esisteva un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, era in Europa – come informa il Corriere della sera – già da “due settimane, dal 6 al 19 gennaio”, e ha “girovagato indisturbato, superando indenne due controlli di polizia”, in Gran Bretagna e in Germania. Le polizie di mezza Europa hanno chiuso un occhio e alla fine la Corte ha scaricato la patata bollente proprio sull’Italia, evitando imbarazzi ad altre cancellerie. Una vicenda contraddittoria, il cui peso è ricaduto sull’Italia, Paese dove i tafazzisti sono sempre all’opera e pronti a lanciare accuse a destra e a manca. Le intese con la Libia sul controllo di scafisti e clandestini e sull’approvvigionamento energetico strategico sono venute da tutti gli esecutivi succedutisi negli anni, prima e dopo la fine del regime di Gheddafi.
Energia
Particolarmente assurdo il tentativo di sminuire il rilievo assunto dal gas libico, dopo le sanzioni seguite all’aggressione di Mosca contro l’Ucraina. Si dipinge l’ENI come un ‘nemico pubblico’ – leggiamo di “interessi”, di “affari”, di “colosso petrolifero” come se si trattasse di un marchio di infamia – e non dell’azienda creata per garantire indipendenza energetica all’Italia, dal partigiano e sostenitore dei movimenti di liberazione dal colonialismo, Enrico Mattei. Un vero e proprio ‘teatrino’ dell’assurdo. Ma torniamo brevemente al tema immigrazione legato direttamente alla questione sicurezza, che come ha detto di recente l’ex premier dem Paolo Gentiloni “è un bene comune”. Tutti i settori produttivi e chi si occupa di welfare confermano che di immigrati abbiamo bisogno. Occorrono però canali di immigrazione legale, quelli che aveva iniziato a individuare la legge Turco-Napolitano, poi sommersa dall’ondata razzista. Oggi di fatto chiunque arrivi viene spinto nella illegalità, producendo inevitabilmente insicurezza.
Cittadinanza
Il tutto si è poi aggravato con lo smantellamento salviniano dei sistemi di accoglienza, integrazione e inclusione. Sulla cittadinanza quest’anno potranno essere chiamanti a pronunciarsi gli elettori, dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il referendum sostenuto da +Europa, che propone di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto agli stranieri extra UE maggiorenni per ottenere la cittadinanza italiana. Un dibattito, a onor del vero, che venne aperto dall’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, e poi portato avanti come premier da Matteo Renzi con una proposta, non approvata quando in Senato mancarono i voti per il varo definitivo. Negli ultimi mesi uno spiraglio è venuto dal leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha ammonito i riottosi alleati della destra: “Guai se abbiamo paura di concedere diritti meritati: saremmo un centrodestra oscurantista, che non si rende conto dei cambiamenti della società”.
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