Trump: sui dazi parole al miele nei confronti di Pechino. Il tycoon, “preferirei non imporre tariffe” alla Cina

Voce grossa con l’Europa, che accusa di burocratismo e vorrebbe vedere in pezzi, ma parole al miele per la secondo economia mondiale. Donald Trump in una intervista a Fox News scopre le carte dei rapporti con la Cina e dice candidamente che “preferirebbe non imporre tariffe” a Pechino, dopo aver minacciato fuoco e fiamme contro il rivale globale dell’America. Nell’intervento in videoconferenza a Davos aveva già espresso interesse a una visita in Cina nei mesi a venire e tra i primi ordini esecutivi vi è stato quello che ha concesso una proroga di 75 giorni all’app cinese TikTok.

Xi

Il tycoon non esclude un accordo, vantando un rapporto positivo con il presidente cinese Xi Jinping. “Sono un Paese molto ambizioso, lui è un uomo ambizioso… Era come un mio amico, avevamo un ottimo rapporto”, ha detto Trump. E il vicepresidente cinese Han Zheng era a Washington per l’Inauguration Day. Da Trump arriva un linguaggio flautato rispetto alle affermazioni da Guerra fredda del XXI secolo usate in campagna elettorale, quando aveva minacciato di colpire la Cina con tariffe del 10%, già dall’1 febbraio. Nel mirino il fatto che “la Cina ottiene molti soldi dall’America e li usa per rafforzare il suo esercito”, ma anche le grandi quantità di precursori chimici per produrre il fentanyl inviati negli Stati Uniti. A Fox News, Trump ha rimarcato: “Abbiamo un potere tremendo sulla Cina e sono le tariffe. Loro non le vogliono e preferirei non doverle usare”.

Dollaro

Le parole di Trump hanno determinato sui cambi il calo del dollaro al minimo in un mese rispetto al paniere delle principali valute. La Cina riterrebbe Trump un negoziatore e nel briefing quotidiano al ministero degli Esteri, il portavoce Mao Ning ha sottolineato che la cooperazione economica e commerciale è “reciprocamente vantaggiosa. Non ci sono vincitori nelle guerre commerciali e tariffarie, che non sono nell’interesse di nessuna delle parti e non sono nell’interesse del mondo”. Da Pechino si sostiene che la Cina non ha mai deliberatamente perseguito un surplus commerciale rispetto agli USA, anche se l’export costituisce un fattore decisivo in questa fase non facilissima per l’economia cinese. Intanto giunge notizia dal porto di Yantian a Shenzhen, nella Cina meridionale, che gli esportatori cinesi si siano affrettati a caricare e spedire merci prima delle prossime vacanze per il Capodanno lunare e di una eventuale ondata di tariffe statunitensi. Qualsiasi accordo commerciale non potrà comunque svilupparsi, sostengono vari osservatori, senza tenere conto di questioni decisive per molti esponenti del Congresso USA, sia repubblicani sia democratici, tra le quali i diritti umani in Cina e l’equilibrio di potere in Asia, con le rivendicazioni di Pechino su Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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