Anche in Germania gli elettori, per il momento, hanno fatto muro rispetto ai nazionalisti che guardano all’asse Trump-Putin e all’idea di una nuova Jalta per l’Europa. I nazionalisti MEGA (Make Europe Great Again) fanno passi avanti, ma ancora sono lontani dalla stanza dei bottoni nei Paesi chiave del Continente. Non è possibile nascondersi che un elettore tedesco su cinque ha scelto Alternative für Deutschland (AfD), ma al momento gli estremisti filo-nazisti restano all’opposizione. Lo stesso accade in Francia, in Spagna, in Polonia e fuori della UE nel Regno Unito, anche se ovunque, e grazie al sostegno finanziario e mediatico di Elon Musk, i ‘patrioti’ puntano ad arrivare prima o poi al potere.
Cordone sanitario
Il cordone sanitario di destra moderata, centristi e sinistre riformiste regge, ma gli scossoni sono continui e crepe sono visibili già adesso in realtà pur politicamente secondarie come Olanda e Austria. Merz, subito dopo il successo dei suoi cristiano-democratici, ha parlato chiaro: “Per me la priorità assoluta sarà rafforzare l’Europa il più rapidamente possibile, in modo da poter raggiungere passo dopo passo una vera indipendenza dagli Stati Uniti. Non mi faccio illusioni su cosa verrà fuori dall’America”. Merz calca la mano dopo gli attacchi diretti di Musk: “Gli interventi di Washington non sono stati meno drammatici e tracotanti degli interventi a cui abbiamo assistito da Mosca. Quindi, siamo sotto una pressione enorme da due parti”.
Difesa
Centrale il tema della sicurezza. Se Francia e Regno Unito sono potenze nucleari, la Germania – Paese chiave dell’Europa – non lo è. Anzi il suo esercito è considerato dagli esperti sottodimensionato e sottoequipaggiato, in ragione della garanzia offerta dopo la Seconda Guerra mondiale dagli USA, ma ora ritirata da Trump. Non c’è più alcuna certezza che l’ombrello della NATO esisterà ancora nella sua “forma attuale” e l’Europa è chiamata a stabilire una capacità di difesa indipendente in tempi molto più rapidi di quanto si potesse pensare soltanto un mese fa. Le città europee, a partire dai Paesi Baltici e dalla Polonia, potrebbero diventare un bersaglio. L’aggressione all’Ucraina insegna. Gli europei dovranno ‘sbilanciarsi’, senza misure comuni le entrate fiscali difficilmente potranno coprire tutti i prossimi compiti, a partire dalla crescente spesa militare. “Fate presto qualcosa – ha ammonito ancora di recente Mario Draghi -. Presto potremmo essere lasciati soli a garantire la sicurezza in Ucraina e nella stessa Europa. Eppure a oggi il sistema di difesa dell’UE continua a essere una delle nostre vulnerabilità”. Si attendono scelte.
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