Un’opposizione “intransigente, ma di merito”, che non può “essere solamente nutrita da attacchi personali”, perché non sarebbe “all’altezza della storia”. Carlo Calenda manda un messaggio preciso dal congresso di Azione, dove come ospite c’è la premier Giorgia Meloni e spiccano le assenze della segretaria Pd, Elly Schlein, e dell’ex sodale di ‘terzo polo’, Matteo Renzi. Calenda vede i rischi per l’Italia di una “politica da trent’anni alla deriva, in balia dell’anarchia dei veti incrociati. Si ha il terrore di prendere la benché minima decisione”. Nel decidere si scorge “la rinascita di uno stato autocratico, non capendo che proprio in questo modo prepariamo l’avvento di un’autocrazia. Le democrazie cadono quando non decidono. Il ruolo di Azione è quello di contribuire a trasformarci in una democrazia decidente, altrimenti il rischio è quello di perderla”.
Perimetro
Quanto alla presenza di Meloni, il leader di Azione rimarca: “C’è un perimetro che delimita chi abbiamo invitato a parlare oggi: aver difeso la libertà del popolo ucraino, sia dal governo che dall’opposizione. Meloni è una nostra avversaria, ma con gli avversari si parla. Saremo sempre pronti a riconoscere ciò che riteniamo giusto, a prescindere dallo schieramento. Perché questo vuol dire preservare la democrazia e l’etica pubblica. Questo è il nostro modo di fare politica ed è ciò di cui l’Italia ha un disperato bisogno”. Agli “amici del Pd” presenti al congresso, tra i quali Pina Picierno e Gentiloni, Calenda dice: “Non chiedeteci perché non stiamo nel campo largo. Chiedetevi perché voi siete nel campo largo. Noi non ci stiamo, perché c’è un problema con il Movimento 5 stelle e l’unico modo per averci a che fare è cancellarlo”.
Superbonus
Calenda non risparmia le sciabolate a Giuseppe Conte: “Chi dice che esiste la pace senza la forza non conosce la storia o è un pusillanime che vuole lucrare sul voto delle persone. E se chi lo dice ha sprecato miliardi sui bonus edilizi, allora è un mentitore seriale. Con quei 200 miliardi di euro l’Italia avrebbe potuto sistemare sanità, scuola e raggiungere il 2% del Pil per la difesa. Invece, li abbiamo regalati ai ricchi per rifarsi le ville. Bel provvedimento di sinistra”. Duro il giudizio di Calenda su Trump. Il presidente USA con Putin vuole “demolire Europa. Il rischio, che quasi diventa certezza, è che la guerra commerciale possa radere al suolo la crescita internazionale. Io penso che a un certo punto dovremo fare i conti con un fatto: ai bulli si risponde con la forza”.
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