Boomerang Trump, in Australia come in Canada la paura per le bizze del tycoon fa vincere i progressisti

Le bizze di Trump si rivelano un boomerang. Se negli Usa i sondaggi sono ai minimi storici per un presidente appena entrato in carica, Paesi chiave dell’ex blocco occidentale – come Australia e Canada – voltano le spalle al tycoon. La scorsa settimana in Canada, l’orgoglio anti-Trump aveva portato al successo il liberale Mark Carney, ex governatore della Banca del Canada, mentre il suo avversario conservatore, Pierre Poilievre, considerato un Trump in versione “light” non è neppure riuscito a farsi rieleggere nel suo collegio.

Valanga

Anche il premier laburista australiano, Anthony Albanese, partiva in svantaggio nei sondaggi, ma le follie di Trump sui dazi hanno ribaltato la situazione. La decisione di imporre all’Australia un’imposta del 10% su tutte le sue esportazioni verso gli Stati Uniti, non è stata certamente “un atto da amico”, ha affermato Albanese in campagna elettorale. Ora i giornali australiani parlano di “vittoria schiacciante”, di una “valanga di voti”, di una “sonora sconfitta” per la coalizione avversaria conservatrice-nazionalista. “Gli australiani – ha detto Albanese – hanno votato per i valori dell’Australia: per l’equità, per il sogno e per le opportunità per tutti. Per la forza di mostrare coraggio nelle avversità e per la gentilezza verso chi è nel bisogno. Non cerchiamo ispirazione all’estero, la troviamo qui nei nostri valori e nella nostra gente”. In Australia come in Canada, il leader dei conservatori Peter Dutton, ha perso il suo seggio dopo 24 anni, dopo aver scelto una svolta a destra sull’onda della retorica trumpiana.

Stabilità

L’Australia ha votato per la stabilità. Albanese, 62 anni, diventa il primo premier a vincere due elezioni consecutive in oltre 20 anni. Preoccupati sulla scena internazionale da Trump, gli australiani sul fronte interno temono l’inflazione e la difficile accessibilità economica all’assistenza sanitaria e alla casa. Il leader laburista ha puntato a rendere l’assistenza sanitaria e la prima casa più raggiungibili e a contrastare il cambiamento climatico e a proteggere l’ambiente. In Australia il voto è obbligatorio e lo scrutinio complesso per il sistema di voto preferenziale, con gli elettori che numerano i candidati scelti per entrambe le Camere. Anche se per i dati definitivi ci vorrà qualche giorno, il Partito laburista avrebbe vinto comodamente una maggioranza superiore ai 76 seggi su 150 seggi necessaria alla Camera bassa per la fiducia al governo. Nonostante i timori di Canberra per l’ampliamento della presenza della Cina nel Pacifico, gli australiani si sono sentiti innanzitutto traditi da Trump. Una violazione di quel sentimento comunemente definito “mateship” – un valore che incarna amicizia e lealtà – che in Australia si estende dalla vita comune anche alla politica.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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