Corno d’Africa: tensione Eritrea vs Etiopia. Asmara lascia l’organizzazione regionale IGAD, lo spettro di un nuovo conflitto

Eritrea ed Etiopia di nuovo ai ferri corti. Asmara annuncia il suo ritiro dall’IGAD (Autorità intergovernativa per lo sviluppo), l’organizzazione politico-commerciale dei paesi del Corno d’Africa. La storia dei rapporti tra l’Etiopia, il più popoloso paese al mondo senza sbocco sul mare, e il suo vicino che affaccia sul Mar Rosso, è fatta di alti e bassi, tra conflitti sanguinosi e paci incerte. Asmara denuncia l’allineamento dell’IGAD con le posizioni di Addis Abeba nelle controversie regionali. L’ex ministro degli Esteri etiope, Workneh Gebyehu, è attualmente a capo dell’IGAD, il che accresce i sospetti di Asmara nei confronti dell’organizzazione, che Asmara aveva già abbandonato nel 2007, facendovi ritorno soltanto nel 2023. La nuova escalation polemica tra Eritrea ed Etiopia fa temere un nuovo conflitto.

Indipendenza

Il paese dell’Africa nord-orientale sulla costa del mar Rosso ha combattuto per l’indipendenza dall’Etiopia, raggiunta nel 1993. Questioni di confine tra le due ex colonie italiane nel Corno d’Africa, portarono a un nuovo conflitto tra il 1998 e il 2000. Negli ultimi tempi l’Etiopia ha rilanciato la questione dell’accesso al mare e il sogno di un porto, magari quello eritreo di Assab. Il leader etiopico, Abiy Ahmed, che nel 2019 aveva ottenuto il premio Nobel per la pace proprio per aver posto fine alla guerra con Asmara, è giunto a mettere in discussione il riconoscimento dell’indipendenza dell’Eritrea. I rapporti erano migliorati per un breve periodo nel corso dello scontro contro il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray (TPLF), la provincia settentrionale dell’Etiopia, nemico sia di Addis Abeba sia di Amara.

Sbocco

In un recente discorso, Abiy – in campagna elettorale per il voto del prossimo anno – ha affermato: “Sono assolutamente certo che l’Etiopia non rimarrà un paese senza sbocco sul mare. Non abbiamo intenzione di andare in guerra, anzi crediamo fermamente che la questione possa essere risolta pacificamente”. Attualmente l’Etiopia utilizza lo scalo della vicina Gibuti per le importazioni e le esportazioni e, secondo gli esperti, paga tra 1,5 e 2 miliardi di dollari all’anno, un fardello che ostacola la crescita economica. Nel 2024 il primo ministro etiope ha firmato un memorandum d’intesa con il Somaliland, regione ribelle della Repubblica di Somalia, per un possibile accesso al mare al porto di Berbera, suscitando però le ire di Mogadiscio. Il presidente eritreo, Isaias Afwerki, ha cercato il sostegno dell’Egitto, a sua volta in disaccordo con l’Etiopia per la diga GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam) sul corso Nilo.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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