Tanto tuonò che piovve. Donald Trump ha attaccato il Venezuela. Il presidente Nicolas Maduro è stato catturato e portato via da Caracas, per essere processato negli USA dove affronterà accuse penali per narcotraffico e terrorismo. Nella notte gli Stati Uniti hanno condotto, come annunciato dallo stesso presidente Trump, un “attacco su larga scala” contro il Venezuela. Da agosto, gli Stati Uniti avevano schierato una imponente macchina da guerra davanti al Venezuela, guidata dalla portaerei Gerald Ford , descritta come la “piattaforma da combattimento più letale” della Marina statunitense. Le forze USA avevano effettuato almeno 35 attacchi in mare e ucciso oltre 100 “narcoterroristi”. La CIA negli ultimi giorni aveva ha anche effettuato un attacco con droni contro una remota struttura portuale venezuelana, presumibilmente utilizzata da un cartello della droga.
Comando
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, non prevede ulteriori azioni militari. Non si capisce chi governerà il paese sudamericano nel prossimo futuro. La vicepresidente Delcy Rodriguez e il ministro degli Interni, Diosdado Cabello, avrebbero assunto il comando, ma decisivo sarà il ruolo delle forze armate nel determinare chi prenderà le redini del potere. Attende al varco il cambio di regime la leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace, Maria Corina Machado, che rivendica la vittoria alle elezioni del luglio 2024 da parte del candidato Edmundo Gonzalez e chiede un vero cambiamento. Il più preoccupato e potenzialmente il più esposto al nuovo interventismo trumpiano nel “cortile di casa” caraibico-latino americano e il leader cubano, Miguel Diaz-Canel, che “chiede con urgenza la reazione della comunità internazionale contro l’attacco criminale degli Stati Uniti al Venezuela”.
Basso profilo
Reazione al momento di basso profilo da parte di Mosca, mentre si attende la presa di posizione di Pechino, altro alleato di Maduro e maggior acquirente del petrolio venezuelano. Il ministero degli Esteri di Pechino e l’ambasciata cinese in Venezuela ricordano ai cittadini cinesi “di rafforzare efficacemente le precauzioni di sicurezza e di evitare di uscire se non in caso di assoluta necessità e di tenersi lontani dalle zone di conflitto o dalle aree sensibili”. Dal canto suo il ministero degli Esteri russo definisce gli attacchi militari statunitensi “profondamente preoccupanti e condannabili” e si limita a definire “importante impedire un’ulteriore escalation e concentrarsi sulla ricerca di una via d’uscita attraverso il dialogo”.
Meloni
Severo e preoccupato il presidente brasiliano Lula, che ha parlato di un “grave affronto” alla sovranità del Venezuela e di “un precedente estremamente pericoloso per l’intera comunità internazionale. Primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo”. Prudente la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite”. Palazzo Chigi informa che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “segue con attenzione la situazione, in costante contatto con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, anche al fine di assumere informazioni sui nostri connazionali” in Venezuela.
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