Qatargate, “le Ong? Ci servono per far girare i soldi”, confessa uno degli indagati. Il volto turpe del no-profit

Una volta c’erano del Dame di san Vincenzo, che facevano la loro opera con tenacia e scrupolo. Poi qualcosa a livello etico è saltato ed è nata una vera e propria industria della carità e della presunta solidarietà. Lo scandalo denominato Qatargate delle Ong finto-umanitarie al Parlamento europeo è soltanto l’ultimo episodio. La generosità, anche ingenua, trasformata in uno schema Ponzi. Uno degli indagati di Bruxelles ha confessato agli investigatori: “Le Ong? Ci servono per far girare i soldi“.

Affarismo

Spregiudicatezza, affarismo, ambiguità. Ormai Ong e Onlus sono scatenate, richieste di fondi e di soldi a 360 gradi, dalle istituzioni alla tasca del cittadino sensibile. Una escalation, un bombardamento continuo per le cause più improbabili e con sigle sempre nuove. Prima erano telefonate da un euro, ora – sarà l’inflazione – si parte come minimo da 5. E poi, le richieste di versamenti mensili, di lasciti testamentari. Una voragine, un buco nero nella maggior parte dei casi senza alcun tipo di riscontro. Si fa leva sulla pietà e sulla cattiva coscienza.

Concorrenza

I cosiddetti aiuti umanitari rimpinguano le casse del settore pubblicitario. Le Ong appaiono in concorrenza esasperata e disperdono una parte considerevole dei fondi nel marketing. Il business riguarda poi le migliaia di persone impiegate nelle Ong, spesso volontari soltanto sulla carta. Si va dal rimborso spese agli stipendi d’oro di dirigenti e addetti alla comunicazione. Si arriva anche all’orrore di testimonial illustri super pagati. Un no-profit che crea profitti indebiti per vari furbetti, come evidenziano le sacche piene di quattrini ritrovate dalla polizia belga.

Robespierre

Una montagna di soldi e assenza di trasparenza. Non per niente uno degli imputati di “mafia capitale” affermava: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Frase che pare trovare conferma nelle recenti foto, che ritraggono il lusso di chi avrebbe dovuto gestire una cooperativa a sostegno proprio dei migranti. Che fine fanno tutti quei soldi? È già un gran successo che agli interessati arrivi il 10-15% di quanto raccolto. Un fiume impressionante di soldi si prosciuga lungo il percorso, alla fine è soltanto un rigagnolo. Era Maximilien Robespierre, l’Incorruttibile, a dire: “I difensori della libertà saranno sempre dei proscritti, finché la masnada dei furfanti dominerà”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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