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mercoledì, 1 Febbraio 2023

Qatargate, lo scandalo dei fessi e dei troppo furbi. Le mazzette a vuoto all’Europarlamento, per rimediare unicamente una figuraccia

Il Qatar ha messo mucchi di soldi nelle mani dei dei soliti “furbetti”, per rimediare unicamente un figura di guano. Il Qatargate esploso in contemporanea con i Mondiali di calcio, dimostra da un lato la sprovvedutezza di chi può comunque attingere ai petrodollari praticamente senza fondo e dall’altro la palese inconsistenza del Parlamento europeo. In fin dei conti, delle prese di posizione dell’emiciclo di Strasburgo non importa un fico secco a nessuno. Il carrozzone è un mondo a parte, totalmente autoreferenziale.

Doha

Ma a Doha non lo sanno o fingono di non saperlo, tanto per loro qualche milioncino sono soltanto spiccioli. Le risoluzioni adottate di volta in volta dall’Europarlamento su questo o su quello, contro questo o contro quello sono soltanto pezzi di carta utilizzati unicamente a scopo propagandistico. Di fondo, spesso, c’è quel sentiment di superiorità che ai Paesi europei deriva dai secoli dell’imperialismo coloniale. Una presunzione di supremazia morale e la pretesa di dare insegnamenti, quando – come si dice a Roma – “il più pulito c’ha la rogna”.

Diritti

Si sceglie così di fare facili battaglie di immagine, tanto ahimè di diritti calpestati nel mondo se ne trovano a ogni angolo. Poi però i propugnatori dei diritti evaporano o quanto meno tentennano, quando si devono prendere provvedimenti effettivi contro chi, oltre a infischiarsene dei diritti, provoca morte e distruzione. Ecco così le incertezze e le titubanze verso l’aggressore Putin o verso gli ayatollah massacratori. Al di là delle belle parole, ci vogliono gli argani per ottenere misure concrete contro quei regimi. In questi meccanismi tanto farraginosi quanto presuntuosi, si inseriscono con facilità lobbisti e presunte ong, che si autoproclamano salvatrici dell’umanità.

Affamati

In realtà, si tratta di singoli o di gruppi affamati di danaro. E non sembra vero quando all’orizzonte appare un fesso da mungere. Questa volta a credere di comprare il Colosseo sono stati gli emiri di Doha. Costoro, in verità, l’affare già l’avevano fatto anni fa, convincendo la FIFA a organizzare i Mondiali di calcio. A cose fatte, adesso si trattava soltanto di darsi una incipriata. Qualche cuore d’oro europeo aveva scoperto l’acqua calda. I Paesi multimiliardari del Golfo si reggono sullo sfruttamento della manodopera reclutata nel Terzo mondo. Non soltanto gli stadi, ma tutto, proprio tutto, dagli arditi grattacieli agli sfavillanti centri commerciali, è stato creato sulla fatica, i bassi salari, le morti bianche di migliaia di lavoratori immigrati, dal carpentiere alla colf schiavizzata.

Dimenticatoio

Una realtà drammatica su cui si è sempre chiuso un occhio, se non due, in nome del petrolio e degli affari. A questo punto sorge spontanea la domanda: perché questo vorticoso giro di mazzette? A Doha cosa è servito riempire le tasche di soggetti improbabili? Per il momento lo scandalo solletica la pruderie dei benpensanti, con le solite indiscrezioni e intercettazioni. Poi tutto finirà nel dimenticatoio, fino al nuovo scandalo. Come diceva quell’imbonitore del circo: “Venghino siori, venghino. Più gente entra più bestie si vedono!”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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