G7 e Africa: Piano Mattei e non solo. Investimenti, cooperazione da pari a pari e progetti di qualità

L’Africa con le sue opportunità e le sue problematicità richiede un approccio diverso da quello prima colonialista e poi neo-colonialista imposto al Continente dalla fine dell’Ottocento. Giorgia Meloni conferma che il G7, il forum delle nazioni più ricche della Terra, “vuole – con la presidenza italiana – rafforzare il dialogo con le nazioni del Sud globale”, anche perché l’Italia “è storicamente un ponte tra Occidente e Oriente, una terra di dialogo al centro del Mediterraneo”. I Paesi politicamente ed economicamente più forti non devono restare “una fortezza chiusa in se stessa”, ma “saper dialogare con tutti”, con una precisa “offerta di valori” e con l’obiettivo “di uno sviluppo condiviso”.

Infrastrutturali

Roma ha messo sul tavolo il Piano Mattei “come mezzo per promuovere investimenti di qualità e grandi progetti infrastrutturali” nei campi dell’energia e della produzione e “con una particolare attenzione alla formazione e all’educazione”. Un “approccio di cooperazione – spiega Meloni – da pari a pari con le nazioni africane”. Il Piano Mattei è “uno dei tre pilastri della strategia per l’Africa”, rimarca la premier dal summit in terra di Puglia, insieme alle iniziative messe in campo dal G7 – il PGII (Partnership for Global Infrastructure and Investment) – e al Global Gateway dell’Unione Europea. Importante la collaborazione con la Banca Africana per lo Sviluppo per il varo di “strumenti finanziari innovativi aperti a soggetti interessati a investire” e con gli Emirati Arabi Uniti per il loro ruolo di donatori. Al G7 di Borgo Egnazia sono presenti ospiti provenienti dai Paesi africani, invitati a discutere di nuovi maggiori investimenti, così come di iniziative in campo energetico rispettose dell’ambiente. Ci sono i presidenti dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune; del Kenya, William Ruto; della Mauritania, Mohamed Ould Ghazouani, che è anche presidente di turno dell’Unione Africana; della Tunisia, Kaïs Saïed; e il presidente della Banca Africana di Sviluppo, Akinwumi Adesina.

Potenziale

A fronte della dinamicità economica di realtà significative come il Sud Africa o l’Angola e parzialmente di Etiopia e Nigeria, sostenuta dai prezzi favorevoli delle materie prime a livello globale, nel Continente occorre fare i conti con l’instabilità politica e con squilibri economici e sociali ancora significativi. Per liberare il loro potenziale i Paesi africani devono affrontare le carenze strutturali delle amministrazioni pubbliche e superare i fattori all’origine di importanti crisi umanitarie. Nel 2023 – ricorda un policy brief di MondoDem – il 42% degli sfollati e rifugiati interni di tutto il mondo ha riguardato l’Africa sub-sahariana, con 34,8 milioni di persone, delle quali 32,5 milioni per conflitti e 2,3 milioni a causa di disastri prodotti da eventi climatici estremi. Senza dimenticare la realtà di circa 462 milioni di africani, che vivono condizioni di povertà estrema e di 140 milioni esposti al rischio di insicurezza alimentare.

Debito

Nei prossimi anni quanto accadrà in Africa avrà riflessi diretti sull’Europa e sull’Italia, con la necessità di affrontare situazioni che possono premere l’acceleratore sulle migrazioni. Piano Mattei e i nuovi impegni del G7 e dell’UE devono inoltre fronteggiare la presenza sempre più massiccia di altri attori internazionali, come Cina e Russia, che propongono modelli di cooperazione svincolati delle condizionalità legate al rispetto dei principi democratici e dei diritti umani e sociali. Non è possibile dimenticare poi la questione del debito, che rischia di soffocare diversi Stati africani. Il Cremlino opportunisticamente ha cancellato la richiesta dei rimborsi, ma ha preteso il rafforzamento della ‘cooperazione’ militare in chiave “anti-imperialista”, con la presenza di suoi soldati o mercenari a partire dai Paesi golpisti del Sahel: Mali, Burkina Faso e Niger. D’altro canto Pechino, con una massiccia offerta in campo infrastrutturale in cambio di materie prime strategiche, punta ad attrarre nella sua orbita il maggior numero di realtà del Continente.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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