A fare fare a gara a destra, si potrebbe dire parafrasando Pietro Nenni, troverai sempre qualcuno ancora più a destra. Nel caso della destra europea però, a Giorgia Meloni tutto questo non dispiace affatto. Va bene per la premier che ci sia qualcuno come Viktor Orban disposto a indossare la maglia nera della destra estrema, contendendola ai neonazi di Alternative für Deutschland. Un delicato gioco di sponda, che emerge dall’incontro tra i due primi ministri a Palazzo Chigi. “Ci impegniamo a rafforzare i partiti di destra europei anche se non siamo nello stesso gruppo”, conferma il primo ministro ungherese.
Temi
E proprio la presenza degli ultrà consente a Meloni e al suo ECR (European Conservatives and Reformists Group) di poter giostrare, di dimostrare pragmatismo e magari poi di forzare la mano sui temi al lei più cari dai migranti alla denatalità. “Il 27 e il 28 è convocato il primo Consiglio europeo di questa nuova legislatura – ricorda la presidente del Consiglio -. In quell’occasione avremo modo di discutere sull’agenda strategica e quindi anche di quale debba essere la direzione da dare all’Unione europea nei prossimi anni”. Nel quadro di questa discussione si potrebbe trovare la giustificazione di una qualche forma di ingegneria politica adatta per sostenere (dall’esterno?) Ursula von der Leyen.
Fitto
In cambio si può pure ipotizzare una buona poltrona a Bruxelles, magari per il ministro Fitto. Perciò per il momento la parte del poliziotto cattivo viene lasciata a Orban, che tra pochi giorni assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’UE. C’è il rischio di vederne delle belle. Anche perché Orban è incavolato con popolari, socialisti e liberali e scandisce: “Non possiamo appoggiare questo patto partitico sui top jobs. Tre partiti formano una coalizione – riferisce le parole di Orban il sito Fanpage – decidono i ruoli apicali europei e non coinvolgono gli altri. Questa filosofia non corrisponde alla collaborazione europea. Il progetto dell’UE, quando è nato, non era questo”.
Ucraina
La presidente del Consiglio lo lascia dire e svicola. Allo stesso modo in cui preferisce volare alto sulle differenze con Budapest sul sostegno all’Ucraina aggredita da Putin. “Apprezzo molto – rimarca Meloni – la posizione che l’Ungheria ha mostrato finora in ambito UE e Nato, permettendo agli altri Stati membri e agli alleati di assumere decisioni molto importanti, anche quando non era completamente d’accordo”.
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