Era Trump: Draghi sferza l’Europa, bisogna darsi urgentemente una mossa. Ma Tafazzi-Scholz dice ancora no al debito comune, servono 800 miliardi per competitività e spesa militare

Riformare l’economia europea è ancora più urgente dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane. Mario Draghi, al vertice dei leader dell’Unione Europea a Budapest, invita tutti a darsi una mossa. Ma i soliti Tafazzi “frugali” pro austerity, guidati dal cancelliere tedesco in crisi Scholz, dicono no a condividere il debito.

Tenere il passo

Di fronte al programma protezionistico del tycoon, ma anche alla pressione della Cina diventa ancora più urgente rilanciare la competitività dell’UE. Mario Draghi aveva messo tutto nero su bianco già a settembre, il suo rapporto contiene la ricetta per consentire all’Europa di tenere il passo. “Raccomandazioni urgenti, diventate ancora più urgenti dopo le elezioni statunitensi”, ha affermato Draghi. A parole i leader europei si sono impegnati per rilanciare la competitività dell’Unione, ma i fatti una volta di più latitano. Il premier ungherese, il supertrumpiano Viktor Orban, ha cercato di riscaldare i cuori per “rendere l’Europa di nuovo grande”. C’è però chi spera di andare avanti come ai bei tempi delle super esportazioni, dell’energia a basso costo e delle spese della difesa a carico di Washington.

Differenza

L’ex presidente del Consiglio italiano ha rimarcato: “Non c’è dubbio che la presidenza Trump farà una grande differenza nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Non necessariamente tutto in senso negativo, ma certamente dobbiamo prenderne atto”. L’Europa dovrebbe investire fino a 800 miliardi di euro in più all’anno per evitare di restare indietro rispetto agli Stati Uniti. I frugali però si rifiutano fermamente di indebitarsi congiuntamente per finanziare gli investimenti su larga scala, come l’Europa aveva fatto durante la pandemia con il Next Generation EU. Con la Germania impantanata nella crisi politica proprio sulle questioni del bilancio, è difficile che l’UE sia in grado di fare un passi avanti in questa direzione. Ma proprio la mancanza di “consenso” tra i 27, ha notato Draghi, ha portato “uno sviluppo più basso, una crescita minore e oggi una stagnazione. Andare in ordine sparso non può essere un’opzione, perché siamo troppo piccoli, non si va da nessuna parte”.

Difesa

Anche sulla difesa Draghi ha idee chiare, arrivare a una spesa pari al 2% del PIL come chiede la Nato rispettando il patto di stabilità “è possibile. Bisognerà però prendere tutta una serie di decisioni”. Il campanello d’allarme è suonato e anche forte. Alcuni leader di destra pensano di superare i rischi di deindustrializzazione e di un declino irreversibile a spese del Green Deal. Per ora la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, conferma comunque il percorso della transizione verde. La presidente vorrebbe attuare rapidamente le opportune riforme economiche, sulla scia del rapporto Draghi. Deve però tenere a bada i riottosi e non si sbilancia. Per rendere concreto il “nuovo accordo sulla competitività”, afferma, gli investimenti pubblici e quelli privati dovrebbero procedere di pari passo. Poi se ci sono settori in cui è “molto meglio” attingere a fondi su scala europea, “allora possiamo discutere di come finanziarli”, senza tuttavia nulla precisare su possibili futuri eurobond.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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