Nicolas Maduro ha prestato giuramento per il terzo mandato presidenziale di sei anni in Venezuela. L’insediamento davanti al Parlamento di Caracas, sei mesi dopo le contestate elezioni del luglio scorso, che l’opposizione e la comunità internazionale ritengono abbia perso. Erede del presidente bolivariano Hugo Chavez, Maduro, 62 anni, ha annunciato un “periodo di pace, prosperità, uguaglianza e di nuova democrazia”. Nei giorni precedenti il giuramento si erano avute manifestazioni di sostenitori del presidente e dell’opposizione, con il fermo per alcune ore della capofila della protesta, Maria Corina Machado.
Sanzioni
Gli Stati Uniti, la Spagna, il Parlamento europeo hanno dichiarato illegittima la rielezione di Maduro e riconosciuto il candidato dell’opposizione in esilio in Spagna, Edmundo Gonzalez Urrutia, 75 anni, come presidente eletto. Gonzalez aveva espresso l’intenzione di recarsi a Caracas per un contro-insediamento. Ma il completo controllo delle forze di sicurezza da parte di Maduro ha impedito il blitz. In tutta Caracas sono apparsi manifesti con l’offerta di ricompensa di 100mila dollari per la sua cattura. Nelle stesse ore Washington ha portato a 25 milioni di dollari la taglia su Maduro per l’accusa di “narcoterrorismo”. In parallelo i Paesi occidentali hanno inasprito le sanzioni contro Caracas, che colpiscono tutto il vertice del regime, compreso Hector Obregon, recentemente nominato a capo della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA.
Petrolio
L’amministrazione Biden ha confermato lo stop al petrolio venezuelano. Maduro accusa gli USA di aver provocato il crollo economico del suo paese, con sanzioni definite “illegittime e imperiali”. Ma anche i confinanti Brasile e Colombia, guidati da leadership progressiste, hanno preso le distanze, con Maduro sempre più isolato sulla scena mondiale e con legami soltanto con Iran, Cina e Russia. Unici leader presenti all’inaugurazione, i presidenti di Cuba e Nicaragua. Maduro mantiene il potere attraverso un mix di populismo e di repressione, con un’azione determinante dei cosiddetti “colectivos”, i paramilitari legati al Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) al governo. È prevedibile che il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, possa inasprire le sanzioni. In un post sul social network Truth, il tycoon ha definito il candidato e la leader dell’opposizione, Gonzalez Urrutia e Maria Corina Machado, “combattenti per la libertà, che devono rimanere al sicuro e vivi”.
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