Trump a Putin, “ferma la ridicola guerra” in Ucraina. “È tempo di trovare un accordo, non si dovranno perdere altre vite”

Donald Trump ha fretta e ha deciso di correre anche per porre fine alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina. Il presidente USA fa la prima mossa, lancia il primo segnale a Vladimir Putin, con un messaggio sul suo social Truth. “Non intendo fare del male alla Russia – scrive Trump -. Amo il popolo russo e ho sempre avuto un ottimo rapporto con il presidente Putin, e questo nonostante la bufala della sinistra radicale”.

Russiagate

Il tycoon si riferisce al cosiddetto Russiagate, la vicenda legata alla denuncia di ingerenze di Mosca nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 2016, con l’obiettivo di sabotare la campagna di Hillary Clinton. Ma ora Trump vola più alto delle polemiche e delle vicende giudiziarie e ricorda: “Non dobbiamo mai dimenticare che la Russia ci ha aiutato a vincere la Seconda Guerra mondiale, perdendo quasi 60 milioni di vite”. Detto ciò, rimarca: “Farò alla Russia, la cui economia sta fallendo, e al presidente Putin, un grande favore. Decidetevi ora e fermate questa ridicola guerra!”. Insomma: “Se non facciamo un accordo, e presto, la situazione non farà che peggiorare”. E “non avrò altra scelta che imporre alti livelli di tasse, tariffe e sanzioni su qualsiasi cosa venga venduta dalla Russia agli Stati Uniti e a vari altri Paesi”.

Facile

Trump poi si autopromuove: “Facciamola finita con questa guerra, che non sarebbe mai iniziata se fossi stato presidente! Possiamo farlo nel modo più facile o nel modo più difficile. E il modo più facile – assicura da esperto immobiliarista – è sempre meglio. È tempo di ‘fare un accordo’, non si dovrebbero perdere altre vite”. Un messaggio chiaro che il capo del Cremlino non potrà far finta di non aver capito. Potrebbe però continuare a giocare la carta dei traffici segreti, come Mosca sta già facendo con lo sviluppo di soluzioni alternative per eludere le sanzioni statunitensi ed europee. Ma si tratta di una strada che questa volta Trump appare deciso a chiudere, nonostante il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non gli stia particolarmente simpatico e ancora non abbia chiarito se e come continuerà il sostegno militare di Washington a Kiev. In campagna elettorale Trump aveva dichiarato: “Se fossi presidente, risolverei quella guerra in un giorno, in 24 ore”. E poi nel dibattito elettorale con Kamala Harris: “Questa è una guerra che sta morendo dalla voglia di essere risolta. Quando sarò presidente, quello che farò sarà parlare con uno e con l’altro, li metterò insieme” a un tavolo di pace. E magari sotto sotto c’è sempre la speranziella che una “pax trumpiana” possa portare un bel Nobel…

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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